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Nel mese di marzo i ai Teatri d'imbarco vari eventi in occasione della Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, in collaborazione con Libera Associazioni, Nomi e Numeri contro le mafie.

Per prenotazioni e info biglietti: teatridimbarco.it/2020/01/25/info-biglietti/

 

  • 13 marzo h. 16.30


Teatri d’Imbarco
LA CLASSE DEI BANCHI VUOTI

di e con Giovanni Esposito

ispirato al libro di Luigi Ciotti e Sonia Maria Luce Possentini

regia Nicola Zavagli

La mafia spiegata ai bambini. Un’aula scolastica piena di banchi vuoti, una classe in cui nessuno più studia, chiacchiera o ride, nessuno scambia figurine o copia i compiti di nascosto. Ma non è sempre stato così. Un tempo questa classe, come tutte le altre, era piena di voci, risate, paure, speranze, diari colorati e aeroplani di carta. A chi appartenevano questi banchi? E come mai sono rimasti vuoti?


 

  • 18 e 19 marzo ore 19.00


Teatri d’Imbarco
LA CIVETTA DI SCIASCIA

Proiezione video

regia di Nicola Zavagli

con Beatrice Visibelli, Giovanni Esposito, Marco Natalucci, Amerigo Fontani, Marcello Sbigoli, Massimo Tarducci, Mauro Monni, Francesco Mancini, Samuel Osman, Roberto Vergelli, Massimiliano Paggetti, Luca Cini, Enrico Conti, Lapo Battisti, Paola Barbieri, Costanza Benvenuti, Margot Gherardi, Martina Gnesini, Salvatore Marmora, Cristian Palmi, Isabella Quaia, Nicoletta M. Loisi, Andrea Falli, Mirco Iacopini, Giulia Vasta, Sonia Gorgeri, Leonardo De Maria, Niccolò Tacchini, Gabriele Tiglio, Matilde Zavagli, Vincent Vallon, Francesca Cintelli

Uno sceneggiato teatrale tratto da Il Giorno della civetta, diretto da Nicola Zavagli e registrato alle Spiagge durante il lockdown. Protagonisti alcuni straordinari attori del panorama toscano e gli allievi della Scuola di Teatro L’Imbarco, per un’inedita seppur fedelissima versione del capolavoro di Leonardo Sciascia. Un ibrido che tinge del bianco e nero da sceneggiato televisivo il romanzo giallo dello scrittore siciliano, di cui l’anno scorso ricorreva il centenario dalla nascita.

La civetta di Sciascia è un progetto corale su uno dei capolavori della letteratura italiana, frutto di una collaborazione di Libera Firenze e di una regia scrupolosa, pronta a mettere la propria firma senza intaccare un testo perfetto così com’è. Sono rari i casi anche letterari che possono vantare un linguaggio così limpido e penetrante come quello di Leonardo Sciascia, che nella propria vita riuscì sempre a utilizzate le parole come voleva e come meglio credeva, prima da insegnante, poi da giornalista e scrittore poliedrico, infine anche da politico. Fu il primo in Italia a scrivere di mafia, tanto da essere accusato di essersela inventata. Scelse di farlo da romanziere: non da giornalista, non da drammaturgo, non da poeta, sebbene fosse tutte queste cose e altre ancora. Scelse la perfezione di una storia – una storia semplice, verrebbe da dire, e quindi dai sottotesti complicati – per dire qualcosa che nessuno voleva dire e soprattutto nessuno voleva sentire.


 

  • 18 e 19 marzo ore 21.00


Teatri d’Imbarco
IL PAESE NELLE MANI – CRONACA D’ITALIA IN SETTE STRAGI

con Beatrice Visibelli

testo e regia Nicola Zavagli

in collaborazione con Associazione tra i Familiari delle Vittime della Strage di Via dei Georgofili e Associazione Insetto stecco

Lo spettacolo racconta una pagina cruciale e terribile della storia d’Italia, di quei tre anni che vanno dal 1992 al 1994, gli anni delle sette stragi di mafia, gli anni in cui la criminalità organizzata tenne sotto scacco il nostro paese, gli anni del tritolo e della cosiddetta trattativa. Quando la mafia ebbe chiara la percezione di avere il paese nelle mani.

La verità della storia la devi cercare nei mille processi di giustizia, i cui atti sono dentro quei faldoni conservati negli archivi della nostra memoria civile. Diamo voce a quelle carte. Raccontiamo quelle verità, anche scomode, anche ambigue, anche dolorose. Cerchiamo la verità della storia fino alla fine, senza stancarci mai.

La nostra storia potrebbe iniziare dal Potere del Principe, dall’eterna criminalità dei potenti. Quelli che Dante cacciava con rabbia all’Inferno e di cui Machiavelli teorizzava la cinica strategia. O se volete, potrebbe partire dallo sbarco dei Mille, con la mafiosità di latifondisti padroni di terre troppo sterminate. Oppure dallo sbarco in Sicilia degli alleati nella Seconda guerra mondiale con gli accordi tra americani, Cosa nostra, servizi segreti. Oppure da Portella della Ginestra. Anno 1948. Si torna finalmente a festeggiare il Primo maggio dei lavoratori con le bandiere rosse. Un eccidio di contadini. Prima strage della nostra prima Repubblica. Una Repubblica fondata sul lavoro, recita la costituzione. E sulle stragi. Non vorremmo dirlo, ma lo diciamo. Mafia e politica iniziano da allora a frequentarsi pericolosamente.

 

  • 25 marzo ore 21.00


Pan Domu Teatro
ASSENZA SPARSA

di e con Luca Oldani

drammaturgia Jacopo Bottani

con il contributo audio di Dott. Paolo Malacarne, Dott. Ugo Faraguna, Dott. Francesco Tani

Progetto con il sostegno e la Produzione in residenza di Fondazione Policlinico Sant’OrsoIa ONLUS Bologna

Un’impotente attesa in cui il dolore vuole essere chiamato per nome, vuole farsi prendere in giro, vuole farci scappare. Che poi, il dolore, non ci passa dal corridoio; sta solo in quella stanza, che poi è un reparto. E… curioso: questo reparto si chiama Rianimazione. Forse vuole essere rianimato, il dolore. E come si fa? Non sappiamo niente: se ce ne andremo, quanto dobbiamo rimanere, perché dobbiamo rimanere, niente. Anche se parli, se scherzi, se dici tutto quello che non sei riuscito a dire prima a chi sta di là, in coma, non si può sapere se lui (un amico, dannazione) riesca a sentire, possa sentire. Assenza Sparsa è una non-storia, fatta di tentativi comici, grotteschi, assurdi, a volte concretamente ingenui, dubbiosi, disperati, di reagire al dolore, di provare a starci dentro, mentre intorno a chi aspetta si sparge un po’ di assenza. L’assenza di chi sembra dormire ma non dorme, di chi sembra morto ma è vivo, di chi vive come un morto. Un’assenza così insomma, un po’ imprecisa, raffazzonata. Perché tutti sappiamo che cos’è la vita con le sue varie forme, tutti sappiamo cos’è la morte con le sue varie forme. Ma quando non è vita e non è nemmeno morte, cos’è? Come si ascolta quel bordone misterioso e inimmaginabile che suona nei corridoi di Rianimazione che qualcuno chiama coma? Come l’affronti? Tutto aleggia. Si sparge. E tutto sembra però richiedere anche così tanta presenza. Così tanta vitalità.

Spettacolo Vincitore Premio Intransito 2019