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Percorso: Home > Articoli per newsletters > Quartiere 3 > Notizie di pubblica utilita' > A pugni chiusi apriamo la mente!
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Quante volte ci è capitato di vedere adolescenti pieni di rabbia, che non sapendo gestire e comprendere questa emozione fondamentale si sono lasciati andare a gesti aggressivi e lesivi per se stessi e per gli altri? 

Partendo da questa consapevolezza, che il corpo cambia e si riempie di una forza nuova, che sembra incontrollabile, e dallo spaesamento inquietante di fronte alla sfida di diventare adulti, le educatrici di strada del Quartiere 3 propongono un percorso educativo che muova proprio da questa consapevolezza: la mia forza e la mia rabbia, contro un mondo che mai come adesso appare ostile e indifferente possono essere incanalate, non per distruggere, ma per creare sport, gruppo, amicizia. L’esperimento non è nuovo e vanta precedenti illustri ad ogni latitudine del mondo: dalle Vele di Scampia alle periferie milanesi, dagli slums di Nairobi ai ghetti di New York, passando dai niños de rua di Rio de Janeiro, questa metodologia pedagogica viene utilizzata trasversalmente a tutte le culture, soprattutto con ragazzi difficili, per storie familiari e percorsi devianti personali, o laddove i contesti sociali favoriscano, in assenza di aggregazioni positive, il formarsi di baby gangs dall’impatto disastroso, tanto sulla comunità quanto sui membri delle stesse gang. 

La boxe è un mezzo attraverso cui si può imparare ad esprimere e regolare la violenza; una violenza che ha un luogo, un tempo e delle regole definite, che viene “addomesticata” e controllata perché si esprime nella dialettica della sfida e della relazione, entro il rispetto dell’equità (peso corporeo, esperienza, capacità). 

Le abilità psicosociali (life skills) che la boxe consente di sviluppare sono: 

✔ Lo sviluppo delle fondamentali competenze e tecniche pugilistiche, di autodifesa, soprattutto per le ragazze in un’ottica di consapevolezza di genere e contro la violenza maschile;

✔ L’approfondimento e la condivisione di tematiche educative connesse a specifici vissuti interiori quali: la violenza, la rabbia, l'aggressività, la paura; 

✔ Lo sviluppo ed il rinforzo della capacità di incontrare i propri limiti e confrontarsi con essi;

✔ Lo sviluppo di autocontrollo e capacità autoriflessiva.

A tali scopi sono stati individuati una coppia di allenatori, un uomo e una donna, che hanno fondato una palestra popolare intitolata al giovane partigiano fiorentino Enrico “Gogo” Rigacci,  Giordano e Aida, questi i loro nomi, sono stati scelti proprio perché per primi hanno compiuto un percorso trasformativo di rielaborazione di vissuti dolorosi e di autoeducazione attraverso la boxe, in modo che la restituzione agli altri di tale disciplina non si basi su un processo bottom up, ma su una peer to peer education, cioè un’educazione fra pari che favorisca un passaggio fluido di competenze, tecniche ed emotive, a partire dall’esperienza vissuta in prima persona. Un valore aggiunto non trascurabile.

Gli allenamenti si svolgeranno all’aperto nei luoghi elettivi di aggregazione dei ragazzi del Quartiere 3: Piazza Elia della Costa e Pioppeta del Galluzzo in primis, dove sono già stati concordati allenamenti con piccoli gruppi tra i quattro e i sei ragazzi, misti maschi e femmine. L’allenamento individuale consiste in esercizi di riscaldamento e in una parte tecnica per l’apprendimento dei fondamentali della disciplina in modalità uno contro uno. La strumentazione viene messa a disposizione dagli allenatori.