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Percorso: Home > Articoli per newsletters > Quartiere 5 > PRIMO PIANO > L'iniziativa al Quartiere 5 '' Un racconto per mantenere viva l'immaginazione ''
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I vostri racconti sono arrivati. Sono momenti difficili per tutti ma spero che questi piccoli racconti vi facciano passare alcuni minuti simpatici.

Continuiamo cosi'...
 

Di posti importanti ce ne sarebbero tanti a partire da tutti i cortili delle scuole elementari, medie e superiori, luoghi di tante avventure e storie divertenti, ma non potrei non nominare i giardini, in particolare quelli “del liceo” che sono stati padroni e guardiani della mia adolescenza. Mi ricordo del primo bacio dato dentro quel giardino, di quando prendevamo l’acqua alle fontanelle e ci rincorrevamo per tirarcela addosso, delle partitelle di calcetto ma anche quelle infinite giocate a calcino, dell’estathè,al tempo alla pesca, del chiosco, dentro al liceo, dove praticamente era sempre una gara a chi ne beveva di più.
Mi ricordo dei baci che il castelletto ha visto e delle infinite chiacchierate con le amiche che ha sentito, dei pomeriggi e delle sere passate  a mangiare la pizza del cocci..ah la famosa pizza del cocci che tanto mi piaceva e che adesso mi domando perché la reputassi così buona...Mi ricordo dei famosi gelati di Roberto d’estate e di tante altre cose, tante altre piccole cose che sono state uniche e irripetibili forse per merito delle persone e della spensieratezza del tempo; non lo so, una cosa però è certa, quel posto è magico e tutte le volte che per caso ci passo davanti tutti questi ricordi tornano indietro e ti rivedi, tu con i tuoi amici lì a ridere e a scherzare, come se il tempo in realtà si fosse fermato in quel giardino.

Flavia Murabito
 

 

L’Orticoltura, il mio giardino preferito per tre ragioni:
- Nei giorni di primavera ci finivamo sempre all’Orticoltura, a non fare niente seduti vicini su un prato ad aspettare il tramonto.
- Si affaccia un po’ di Firenze se sali in cima alle scale. Il Duomo della nostra città fa capolino, un po’ come timidamente facevo io quando volevo fare pace ma non te lo poteva mica dire il mio orgoglio.
- Per goderti al meglio il panorama devi salire le scale, un po’ come a ricordarcelo a noi che vogliamo tutto e subito che per le cose belle ci vuole un po’ di fatica.

Giulia Tonno
 

 

Nel mezzo del cammin della mia vita, mi ritrovai a viver nel Q5. Un luogo idilliaco, intrinseco di valori e passioni. Dentro questo fantastico territorio esiste una realtà ancora più speciale, un piccolo tabacchi, il Grande Cariulo, dove si respira un’aria afrodisiaca. Entri e il mondo sembra scomparire, ti ritrovi in un’altra dimensione. Tra sigari cubani e bottiglie di rum la tua mente può volare, arrivando fino al Sud America, ma tu sei sempre lì, immerso nel Q5. All’interno regna un’atmosfera di serenità trasmessa dalla sua gentilezza e dal suo modo di fare sempre cordiale.  E di certo non può che mancare la passione di tutta Firenze, la Fiorentina, argomento sempre discusso e affrontato da tutte le persone che frequentano questa oasi di pace.
Sono questi i valori che vivono all’interno del Q5 e che vengono trasmessi di generazione in generazione., formando così i nuovi giovani e creando una società sempre più speciale.

Anonimo

 

Per anni è stato il luogo di ingresso  alle case delle suore, un semplice parcheggio costruito per usufruire degli insegnamenti religiosi, ma c'è chi ha trovato la fede semplicemente nel ritrovo in quel posto; una sigaretta una birra o una semplice chiaccherata tra amici prima di partire per lo stadio, per andare a ballare o per un lungo viaggio ha reso quel sito una sicurezza per i nostri problemi adolescenziali, i quali rimanevano fuori da quelle mura, ma anzi, potevi trovare proprio all' interno di queste, la salvezza da queste incertezze, perchè la religione fa proprio questo abbatte le incognite con una luce nuova,che noi abbiamo trovato in questo meraviglioso parcheggio e la compagnia che solo quelli alberi spogli sanno dare. Grazie di tutto nostro PRK

Matteo Reale

Romantici sono i pensieri che riaffiorano alla mente, quando ripenso alla giovinezza che fu nel caro Q5. Tanti sono i luoghi punteggiati da eventi e avventure; ma ve ne è uno in particolare, che sovente mi torna alla memoria: il Tao. Quel piccolo giardino, sconosciuto ai più, ove la bella gente del quartiere era solita ritrovarsi: una sigaretta, una birretta, la passeggiata con il cane o uno schizzo con la bomboletta. Non era importante il motivo che spingeva il rifrediano ad accorrere al tao, quanto la straordinaria armonia che si creava entro esso. Ricordo le risate, gli scherzi, il cinema dopo Villa Cipressi....e Gabriele. Indelebili ricordi di un giardino speciale.

Paolo Galdenzi
 

 

Questa non è una storia, ma un elogio.
Il Quartiere 5 non ha storia ne passione, non è un posto felice né triste, ma c’è un luogo diverso, poetico. Prima di arrivare a parlare del luogo, parliamo della persona. Francesco in arte Cesko, è il proprietario del luogo con una storia nel Quartiere 5. Il suo forno è luogo di cultura e culto, per molti un luogo di sfogo. Il giorno sembra un fornaio semplice, senza se e senza ma, ma allo scoccar della mezza notte tutto si trasforma. In questo luogo possiamo ricordare le più grandi sgranate, le teglie portate via, i record delle 5, le settimane no stop, i grassi accumulati senza vergogna, un posto magico. Voglio concludere questa ‘poesia’ con  un titolo di un nostro concittadino, un grande artista, sono un habituè.

Tommaso Frazzi

 

 

La maledetta arte marziale

Eravamo una delle poche classi che al Liceo doveva fare il Kata durante le ore di ginnastica .Ragazzi, il Kata lo conoscete?
E’ un tipo il Karatè, ma senza avversario,una cosa imbarazzante e per lo più, inutile. Il professore  si metteva davanti a noi e cominciava a muoversi lentamente, noi al seguito. Mentre eseguivo quale shotokan o tajcheneso vedevo sempre i miei amici delle altre sezioni che, suonata la campanella e iniziata l’ora di educazione fisica, prendevano un pallone dallo sgabuzzino della palestra e via, fuori a giocare Altri, sempre col pallone preso dallo sgabuzzino, come se nulla fosse organizzavano mach di pallavolo basket. Minchia ridevano pure a vederci fare quella roba, giustamente. Li ho invidiato tanto. E noi? Noi ci raggruppavamo col professore che ho odiato quasi più della juve iniziavamo col Kata. Mi è costato un di 7 e un 6 ad educazione fisica quel maledetto Kata. Quella maledettissima “arte marziale”.
Eppure sapete una cosa? In questi giorni piuttosto che starmene sul divano, giocare alla play, guardarmi le lezioni online dell’università e andare a letto presto, qualche mossa del Kata me la farei quasi … scherzo morte a Kata. Sempre.

Tommaso Nuti

 

Il comitato dei vicini

Tramonta il sole, vengono apparecchiati i tavoli come se ci fosse un banchetto romano. Lo scenario è il giardino di una scuola. Io alla finestra incredula, noto che che stanno montando anche un palco gigantesco che ricorda quello di una rockstar.
La cena inizia; voci, applausi al preside che parla cosi tanto che, incuriosita, mi riaffaccio alla finestra. Ascolto il discorso, applaudo anche io.
Finisce la cena, anzi prima si prende il caffè. Entra in scena questa figura che sembra quasi una rock star. Capello brizzolato, barba lunga, giacchetta di pelle, jeans rigorosamente Levis, stivaletto di pelle. Il vestiario è proprio da uno che domina la scena. Esordisce con Acqua Azzurra, che ahimè, brano incredibile ma non rappresenta quello che vi ho descritto prima.
Il concerto continua, si passa da Battisti ai Pink Floyd, da Dalla ai Beatles. Insomma un immersione sinfonica.
É quasi mezzanotte e la musica continua a “tutto Foho” (espressione di mia nonna quella sera). Il vicino del mio vicino, inizia a urlare di abbassare perché il giorno seguente avrebbe dovuto lavorare(quando sapevamo benissimo che era in pensione e senza nipoti).
Il risultato è scarso, quasi nullo. Allora inizia una sorta di “Comitato abbassa Volume”. Tutti alle finestre a “berciare” contro quelle Maestre e quella star che stava dominando il palco.
Viene attirata l’attenzione, il personaggio sul palco prova a dire di calmarsi. Anche qui il risultato è nullo. Promette che farà la penultima canzone.
Di nuovo un grande caos dalle finestre perché tutti credevano che dicesse “l’ultima”.
Inizia. Le prime strofe sono “Sembra un angelo caduto dal cielo, com’è vestita quando entra il sassofono blu”.
Il silenzio dalle finestre, io ancora più incredula, sento dal piano di sopra “ lei ballerà fra le stelle accese e scoprirà l’amore“. Era il testo della canzone di Nada che anche il vicino del mio vicino aveva iniziato a sussussare. Finisce, si sentono addirittura qualche applauso da qualche finestra.
Promette che canterà l’ultima. Ironicamente guarda le finestre e intona Buonanotte Fiorellino.
Il comitato applaude e inizia a ridere.
Finito il concerto il leader del comitato scende e s’impossessa del palco. Chiede alla scuola di poter partecipare a questa festa di fine anno come “Comitato dei vicini”.
Io, incredula, vado a letto.

Elisa Iarots
 

 

Il gatto Cirillo - storia d'amore e gatteria

1-La sera
Il gatto Cirillo
pacioso e tranquillo
passa le giornate
in grandi dormite
su un rosso sofà.
Il corpo raccolto
e quasi ravvolto
a mo' di ciambella
la coda assai bella
gli cinge anche i piè.
Un bozzolo chiuso
un mondo concluso.
Questo di giorno
quando d'attorno
la quiete non c'è.
Ma quando la sera
con l'ombra più nera
a veli crescenti
invade gli ambienti
e foschi li fa
il gatto Cirillo
ha un moto d'arzillo.
Scuotendo la testa
si mette da festa
e via se ne va.
Si gratta si stira
si guarda si ammira
si liscia accurato
il pelo acciaccato
e poi salta giù.
2-L'uscita
Con mossa di danza
elegante s' avanza
e pieno di voglia
si fa sulla soglia
e poi scruta il ciel.
La volta lontana
è una bella campana
trapunta di stelle
che brillano gialle
e invitano fuor.
C'è un'aria frizzante
un che di inebriante
e sembra velluto
e attrae, sconosciuto,
il prato laggiù.
Un guizzo in avanti.
Tre passi esitanti.
Un brusco arresto:
un odore molesto.
Chi mai lo farà?
Avanza guardingo
Il posto è solingo.
E' sull'orlo del tetto
e fa un po' effetto
ma poi passerà.
Ripiglia il cammino
pianino pianino.
Poi un'usta lo frazia
e un poco lo spiazza.
A chi apparterrà?
Il sangue in sussulto
lo mette in tumulto:
Il cuore in subbuglio
gli dice "è un imbroglio!".
Oh, chi vive vedrà
3-Il corteggiamento
a dietro quel muro
laddove è più scuro
un ronzio roco.....
L'inghippo da poco
di certo non è.
Il gatto Cirillo,
di norma tranquillo,
è tutto un titillo.
Nell'aria c'è un'onda
che affiora e sprofonda,
che c'è e non c'è.
Il gatto Silvestro
invadente e molesto
con grande trasporto
fa il cascamorto
alla gatta Liù.
Tra i solchi dell'orto
(un po' a collo torto
dall'alto si vede)
ma ella non cede
insidiata laggiù.
Resisti mia bella
non far la monella!
Arrivo e ti schiero
il mio fare guerriero
che più fiero non c'è.
Il gatto invadente
con far prepotente
si fa sotto incalzante
mieloso e invitante
che più non si può.
Il cuore è ben saldo
ma il linguaggio assai caldo.
Un tipo assai spiccio:
aprirebbe anche un riccio
e male non è.
4-La lotta
A vibrisse vibranti,
a unghielli rientranti
e uscenti, a pelo ritorto
ai bordi dell'orto
arriva Cirì.
Soffiando feroce
s'avventa veloce.
S'avventa, s'attorce
si scioglie, s'avvinghia
e soffia e ringhia.
Un turbine è.
Il gran parapiglia
il bell'orto scompiglia.
Lattughe e carote
son porche ormai vuote,
o suppergiù.
Il grande baccano
ha un'eco lontano.
Rimbomba allarmando
chi lavorò tanto
le zolle laggiù.
Il clou della festa
vien giù di finestra.
E:" Figli di cani!
malnati infami!
Castigo d'Iddio
vi piglio, vi stronco
vi medico io ! ! !"
Con le parole anche i fatti
che investono i gatti,
li fanno consorti
di medesime sorti
lì su due pie'.
5-Epilogo
Una ghiaccia secchiata
poi una granata
fan la conclusione
della grave tenzone
che or più non c'è.
Ciascuno ora tela
s'acquatta, si cela
e tiene nascosta
al sicuro la ghirba.
Nessuno è più birba
superba oramai.
"Domani... domani..."
Ma son tempi lontani.
Chi la pelle s'arriccia.
Chi s'aggiusta la ciccia
un poco giù.
Ognuno ha un divano
che aspetta ed è vano
indugiare in quel posto:
pensiero riposto.
Buondì. Buonanotte !

 e ancora una filastrocca, breve per non annoiare:

BASTA ! scrisse Bista sulla busta. Io non voglio
questo busto che mi è grave come un basto.
Se ancora tu insisti vado in bestia e,
la vostra meraviglia io la uso come appiglio
e fo intorno uno scompiglio.

Sandra  Caponeri
 

 

È il giorno de “LA PARTITA”, quella che Firenze aspetta tutto l’anno, a maggior ragione con Conte sulla panchina. La Fiesole come previsto è stracolma, sfodera una coreografia come sempre da incorniciare, noi siamo lí a perdere la voce e a sperare che sia finalmente l’anno giusto per battere i gobbi.
Come non detto, Tevez e Pogba ci smitragliano in faccia dopo poco e io decido che no, non voglio rimanere a vedere un’altra disfatta dopo la “manita” dell’anno prima, sarebbe troppo!
Raduno le cose e contro ogni richiesta di rimanere prendo il motorino, spengo il telefono per non avere neanche le notifiche di Livescore e vado a Sesto, dove tutte le incazzature so che sarebbero passate. Menomale ho una ragazza comprensiva, che visto il momento tragico mi offre di andare a far merenda affogando la tristezza nel cibo. L’aria è strana, il tragitto da casa al bar è breve, si sente un urlo, ROSSI, “vabè ora ce ne faranno altri due”.
Un altro urlo, ROSSI, “madonna che sta succedendo”.
Non siamo ancora arrivati al bar, terzo clamoroso urlo, JOAQUIN, “non ci posso credere”.
Accendo il telefono, quarto urlo, ROSSI, è finita, vedo chiamate perse, me ne arriva una nuova, “Tommy”, urla indistinte, ma una voce la distinguo bene, “te porti merda non ci venire più allo stadio”, scoppio in lacrime di gioia sul marciapiede davanti al Gran Bar.
Sí, mi sono perso forse i 45’ più emozionanti della storia, ma non è bello pensare che il mio folle gesto abbia contribuito all’avverarsi dell’impensabile?

Lorenzo Nuti

 


Racconto per tenere viva la libertà d’immaginazione

Essendo nata e cresciuta in questo quartiere non è certo facile scegliere un luogo fra i tanti che si trovano nei miei ricordi, ma forse uno più di tutti ritorna negli anni… il giardino dello Stibbert.
Ebbene sì, era il giardino in cui correvo all’uscita delle scuole elementari per giocare in compagnia, successivamente è stato il giardino in cui ogni anno, a settembre, iniziavo la preparazione atletica con le mie compagne di ginnastica artistica, fra gli sguardi dei curiosi, è stato poi il luogo delle prime uscite da sola con gli amici alle medie e dopo ancora il luogo dei gavettoni alla fine di ogni anno del liceo, lontano da uova e farina che erano assicurate all’uscita del Leonardo da Vinci. Ed infine è stato presente per me anche all’inizio di questo mandato come consigliera di quartiere, infatti vi sono tornata, per la festa dell’albero, con i bambini della scuola Marconi per piantare insieme nuovi alberi donati alla nostra città!
Tanti bei ricordi di un’infanzia e di un’adolescenza felice! In un quartiere che mi ha dato un sacco di possibilità!

Martina Sorelli


Racconto per tenere viva la libertà d’immaginazione

Durante questo periodo di reclusione è normale pensare a tutte quelle cose che prima erano scontate ed ora invece sembrano solo un lontano ricordo. Uscire con gli amici, andare allo stadio, andare a mangiare al ristorante, andare al cinema, al parco, in palestra, vedere il ragazzo o la ragazza con cui non convivi, andare a bere una birra dopo lavoro sono tutte attività così distanti da noi che sembra di vivere all’interno di una grande illusione da cui aspettiamo d’essere svegliati da un qualsiasi “Morpheus” di passaggio (sarebbe carino, per accorciare i tempi, capire chi sia il “Neo” di turno che ci salverà, ma lasciamo ai posteri l’ardua sentenza).Quindi per rinfrancarmi l’animo e lo spirito, fra i vari aneddoti e ricordi che riguardano la mia vita nel Quartiere 5, voglio parlare dei miei amici e del posto che ci lega visceralmente e che più ci rappresenta: La scuola Matteotti.
Il mio racconto inizia parecchio tempo fa (ahimè), quando circa 17-18 anni fa ero solito frequentare la scuola media (andava ancora di moda all’epoca andarci). La mia classe era la “C”, quella d’élite si mormorava all’epoca. Ovviamente l’ipotesi iniziale fu sonoramente confutata dopo pochi mesi dall’inizio della scuola. Però un qualcosa di speciale quella classe lo ebbe: mi fece conoscere molti di quelli che ancora oggi sono tra i miei più cari amici. Ma tornando al racconto, la vita di noi pischelli all’epoca era molto diversa da quella attuale (anche son passati nemmeno vent’anni). I mezzi di comunicazione a nostra disposizione erano limitati agli SMS (che costavano 0.12 centesimi a messaggio), alle chat di MSN e ai “trilli” su telefono (quando non avevi soldi o volevi far sapere che stavi pensando a quella persona) e a quelli più “invasivi” su MSN (meravigliosamente snervanti quando te ne arrivavano 3-4 al secondo). La connessione internet nelle case era prevalentemente ancora il 56k (l’ADSL sarebbe arrivato di lì a poco) e quindi le piattaforme di “streaming video” non erano tecnicamente possibili e le “piattaforme sociali” non erano ancora state sviluppate. Quindi al di là delle attività extracurriculari che ognuno aveva o della piacevole lettura di un libro o della ancora più piacevole compagnia dei compiti a casa le alternative per passare il tempo erano fissare d’uscire con gli amici il pomeriggio ai giardini. E come questo accadeva? Fissando sempre nello stesso posto e alla stessa ora per poi, una volta riunito il gruppo, decidere cosa fare. Nel mio caso all’età di 12-13 anni quel posto fu il Giardino Primavera che si trova all’angolo fra via del Garbo e via Taddeo Alderotti. Quanti pomeriggi vi abbiamo passato a giocare a calcio, a pallavolo o qualsiasi altra cosa che ci rendesse felici e fradici di sudore (estate e inverno nessuno escluso). Accadeva anche, che talvolta che si uscisse dal “nostro territorio di competenza” per inoltrarci fino all’inesplorata palestra “Paolo Valenti” per vedere alcuni nostri amici giocare a basket. Altre volte accadeva addirittura di recarci fino in Piazza Dalmazia per prendere il gelato o per mangiare la pizza a taglio davanti all’ingresso della SMS di  Rifredi che a quei tempi era la più buona di tutto il Quartiere (o almeno di Piazza Dalmazia). Ricordo una volta che in uno di questi lunghissimi spostamenti una banda di “teppisti” (banalmente ragazzi più grandi di noi) voleva picchiarci. Non ricordo assolutamente quale fosse il motivo. Successe tutto nel giardino dell’SMS di Rifredi. Mi ricordo solo che essendo più grandi di noi, il nostro eroismo e il nostro coraggio si espressero nel rifugiarsi a casa di uno dei nostri amici ad aspettare che questi “ragazzacci” sparissero.
Passato il periodo delle medie e passati al liceo, ci sentivamo “grandi”. Non potevamo più fissare al Giardino Primavera dove c’erano i “bambini” delle medie e delle elementari. Fu quindi decretato all’unanimità che il nostro punto di ritrovo dovesse cambiare. Il cambio, definibile quasi come drastico, portò a farci adunare di ben 50 metri più avanti: ovvero davanti a quello che poi sarebbe diventato per “sempre” il nostro punto di ritrovo: l’ingresso della Scuola Elementare Matteotti. Inizialmente l’orario d’incontro rimase pomeridiano. Rispetto a prima però i nostri “confini” si allargarono. Avevamo difatti il motorino sotto il sedere. Potevamo perfino raggiungere il Quartiere 3 e tornare indietro in un solo pomeriggio. Il nuovo posto era perfetto perché, prima della tramvia, il Viale Morgagni era enorme (o almeno me lo ricordo così), larghissimo e molto alberato. Parcheggiavamo i motorini lungo il viale “davanti all’edicola”. Stavamo lì a pomeriggi interi a chiacchierare. Quel posto era il nostro “muretto” o per meglio dire la nostra “piattaforma sociale” in cui condividere e parlare di tutto ciò che volevamo. L’unica pecca era che nei dintorni non uscivano altri gruppi di ragazzi o ragazze. Non c’erano nemmeno molti locali (come ora del resto). Quindi La Matteotti non fu” l’oasi della Cuccagna” per rimediare qualche bacino da qualche ragazzina. Ma fortunatamente non si vive solo “d’amore” anche se a quell’età gli ormoni sembravano dire esattamente l’opposto. Comunque, passarono gli anni e cominciammo ad uscire anche la sera. Il nostro punto di ritrovo però rimase il solito ma si passò dall’incontro pomeridiano a quello serale. L’orario storico decretato dal gran consiglio fu le 21.30 e divenne immutabile negli anni. Quanti ricordi di quel periodo. In particolare, ricordo con piacere le tante serate passate a giocare a freccette al vecchio e glorioso “Dolly Pub”. Si trovava all’angolo fra Via Santo Stefano in Pane e via della Panche. Qualcuno di noi forse prese anche le prime sbronze li. Probabile. Il “Dolly Pub” si spostò poi in viale Morgagni accanto “all’eterna Cartoleria Conti”. Ma ormai eravamo già più grandi e il fascino delle prime sbronze fuori casa era ormai stato trasferito nei locali del centro. Quando chiuse definitivamente fu comunque un colpo al cuore. Come se parte della mia gioventù fosse stata distrutta in un colpo solo. Ho molta nostalgia di quel Pub. Soprattutto perché era l’unico della zona in cui potersi rifugiare in assenza di idee brillanti di come passare la serata. Finito il liceo, arrivarono le macchine sotto il sedere e iniziammo chi ad andare a lavorare e chi all’Università. Gli orari della sera erano quindi più flessibili per tutti. A vent’anni la stanchezza è una parola bandita o sconosciuta. Continuammo a fissare alle 21.30 ma era come dire “l’Atalanta o la Sampdoria” non era vero. Però era bello persistere con quell’orario (tutt’ora spesso lo diciamo; ovviamente con la speranza che nessuno lo prenda alla lettera!). Quelli furono anni meravigliosi. Ogni giorno della settimana dalle 21.30 in poi, c’era sempre qualcuno del nostro gruppo alla Matteotti. A qualunque ora della sera o della notte uno passasse era sicuro di trovare qualcuno del gruppo a chiacchierare. Spesso anche senza fissare. Ricordo molte serate passate sui gradini della scuola a giocare a “Lupi”. Un gioco semplicissimo in cui c’è un narratore che divide i giocatori in “lupi” e “contadini o pecore” e “detective”. E dopo varie situazioni di gioco i detective devono scovare chi sono i lupi (a grandi linee funziona così). Giocavamo anche a palla. Lo so non andrebbe detto e non andava fatto. Ma il massimo che è successo è stato andare a recuperare la palla al di là delle inferriate della Matteotti. Le serate passavano sempre così. Si fissava alla Matteotti si stava li. Poi si decideva cosa fare, si faceva la nostra serata e poi si rifiniva alla Matteotti. Un ultimo ricordo che ho più recente della Matteotti è quando per i lavori della Tramvia chiusero Via del Garbo all’altezza del semaforo di Viale Morgagni. In pratica chiusero l’accesso a Viale Morgagni da Via del Garbo. Divenne davvero un’oasi felice. Non passavano macchine. Potevamo parcheggiare nel pezzo finale di strada senza aver l’ansia di dover spostare le macchine. Il posto divenne perfetto poi per farci partite di calcetto in stile “Fifa street”. La definimmo la “Nuova Matteotti”. Ma si sa la felicità è sempre breve e spesso non riesci nemmeno a godertela appieno poiché si ha paura che a viverla troppo intensamente finisca subito o peggio ci si sente in colpa ad essere felici. Insomma, il resto poi è storia. Ormai siamo poco più che trentenni e siamo in quel limbo in cui sentirsi vecchi o giovani è questione di attimi o meglio di storie che uno pubblica su Instagram. La Matteotti però rimane ancora la nostra sede ufficiale anche se ormai è parecchio che non ci fissiamo più. Un poco è colpa dell’età che avanza, dei diversi interessi ma un poco è anche colpa della tramvia che ci ha tolto la “nostra oasi felice”.
Ringrazio Ricca, Nene, Giuli, Fabri, Abi, Marco, Sere, Lucia, Anna, Costi, Carlo, Lore, Nicco, Lapo… per gli anni meravigliosi che ho passato con voi alla Matteotti.
Non mi resta che dire: “spazio alle nuove generazioni e alla tecnologia che avanza”. Con l’augurio che tutti possano trovare un “oasi speciale” com’è stata per me la Matteotti. Piena di amore risate ma soprattutto di Amici. Quelli veri che non si dimenticano.

Enrico Trallori

 

 

Primavera

Nevica silenziosa la primavera
anche qua ai confini della città
- morta, malata d’un nuovo colera -
e ci dimostra che la vita va avanti
con tremenda e incessante alacrità
Infatti essi non sanno, i nostri defunti,
- morti nelle morte stagioni
caduti come foglie d’Ottobre consunte -
che la natura ha continuato il suo corso
e che di fermarsi non ne ha nessuna intenzione
Della morte è questa la dolorosa prerogativa:
chi smette di contar le proprie primavere
non più si gode la presente, ch’è viva
e anche di tutto il resto ne è all’oscuro
in quel mondo scuro cui è guardia un gondoliere.

In allegato un link YouTube, in cui viene letta e commentata la poesia.
https://www.youtube.com/watch?v=7UZF71onY4E

Caterina Baronti