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IL BIANCONE VISTO DA VICINO

Vi siete mai trovati faccia a faccia col Biancone? Vi piacerebbe guardare negli occhi il capolavoro dell’Ammannati, osservare Palazzo Vecchio e la Loggia dei Lanzi da una prospettiva completamente diversa? I capolavori di Firenze non sono mai stati così vicini! Potrete visitare il cantiere di restauro del colosso di piazza Signoria, seguire tutte le operazioni di ripulitura e osservare da vicino tutti i dettagli del complesso statuario e dei bronzi del Giambologna. Negli anni il complesso della “Fontana del Nettuno” (1560) è stato esposto all’azione degli agenti atmosferici e a quelli derivanti dall’utilizzo come fontana, il restauro consisterà proprio nella ripulitura dallo sporco e dalle concrezioni depositatesi nel tempo, per restituire marmo e elementi in bronzo alle condizioni quanto più vicine a quelle del XVI secolo. Processo che potrete seguire dal vivo! Come? Potete già prenotare la vostra visita sul sito www.nettunofirenze.it (prevista una al giorno); vi aspettano 92 metri di percorso che si snodano tutto intorno al Biancone, per non perdere neanche un dettaglio delle operazioni, una passerella senza barriere architettoniche per permettere a tutti la migliore visione.

VISITE GUIDATE AL CANTIERE  PER IL RESTAURO DELLA SALA DEGLI ELEMENTI

Dal 15 maggio al 18 dicembre, il terzo lunedì di ogni mese, sarà possibile seguire il restauro in corso nella Sala degli Elementi in Palazzo Vecchio, avendo l’opportunità di ammirare da vicino i dipinti, in una dimensione davvero irripetibile. Il cantiere infatti  è stato studiato appositamente per consentire l’effettuazione di visite guidate di piccoli gruppi.
A fare da guida nella Sala, dedicata ai quattro elementi del cosmo (Acqua, Aria, Terra e Fuoco), saranno gli stessi restauratori che ogni giorno sono impegnati nel delicato intervento; nessuno meglio di loro potrà rivelare particolari mai visti e nuove scoperte sul ciclo cinquecentesco realizzato da Giorgio Vasari e dai suoi collaboratori fra il 1555 e il 1557.

Questo il calendario delle visite che hanno una durata di circa 30 minuti  e non sono accessibili ai disabili: 19 giugno, 17 luglio, 18 settembre, 16 ottobre, 20 novembre, 18 dicembre
(ore 13, 13.45, 14.30, 15.15, 16)

Prenotazione obbligatoria. Per informazioni e prenotazioni
Tel. 055-2768224 / 055-2768558  Mail info@muse.comune.fi.it

RESTAURO IN CORSO PER LA COLONNA DELLA GIUSTIZIA
 
La colonna della Giustizia di piazza Santa Trinita è in fase di restauro; il monumento è già stato avvolto da un alto ponteggio e i lavori termineranno in circa 200 giorni. Il progetto di recupero, importo 150 mila euro, sarà realizzato grazie alla concessione di spazi pubblicitari.
La colonna, insieme alla colonna della Pace in piazza San Felice e a quella della Religione in piazza San Marco, fa parte del grandioso processo celebrativo avviato da Cosimo I de' Medici per la nomina a Granduca avvenuta nel 1570. Il monolito, collocato in piazza Santa Trinita davanti alla chiesa omonima, è un dono del 1560 di Papa Pio IV alla casata medicea e proviene dallo spoglio delle Terme di Caracalla. Il colossale fusto, dopo essere stato debitamente imbragato, iniziò il suo viaggio arrivando, attraverso mille peripezie, per via d’acqua sino a Ponte a Signa e poi via terra sino a Firenze, trainato per mezzo di argani piantati nel terreno e azionati da uomini e cavalli che lo facevano avanzare su rulli lignei a loro volta posizionati su travi. A soprintendere il trasporto c'erano Giorgio Vasari e Bartolomeo Ammannati. Di fatto la colonna iniziò a prendere forma definitiva attorno al 1570 quando fu realizzato il rivestimento del dado di base in marmo bianco completato da una bordatura perimetrale in una breccia violacea proveniente dalle cave di Seravezza. La realizzazione della statua, che con la mano destra brandisce una spada sguainata mentre con quella sinistra solleva una bilancia, fu affidata a Francesco del Tadda e a suo figlio Romolo, specialisti nella lavorazione del porfido. La lavorazione fu effettuata su un modello preparato dall’Ammannati. Per il completamento della scultura, costituita da sei pezzi di porfido rosso antico proveniente dai deserti egiziani, assemblati con perni e fasce in rame, servirono circa undici anni di lavoro e, solo dopo la sua collocazione, presumibilmente per equilibrarne le proporzioni, si provvide a dotarla di un mantello in lamiera di rame.
Oggi il monumento presenta  un fusto con marcate esfoliazioni e il mantello manifesta una diffusa ossidazione mentre  i marmi recano tracce di residui metallici.
Dal 2014 la colonna è ‘sorvegliata’ speciale con due sensori installati sulla sommità per verificarne in tempo reale la stabilità.