Ufficio stampa - Palazzo Vecchio - P.za Signoria, 1 - 50122 Firenze - Tel. 055 27681 - Fax 055 276 8282 - Email: ufficiostampa@comune.fi.it

Scorciatoie - Navigazione del Documento

Scorciatoie - Funzionalità

Percorso: Home > Articoli per newsletters > Quartiere 5 > SE CI PASSI FERMATI > VILLA REALE DI CASTELLO - PARCO
testo piccolotesto mediotesto grandeStampa la pagina RSS Twitter Facebook

 

Considerato uno dei più ricchi giardini d’Europa dal Vasari, che stava ristrutturando la villa (di cui abbiamo parlato il mese scorso in http://bit.ly/1WWB1K9) quando il granduca Cosimo I commissionò il progetto del giardino a Niccolò Tribolo, il parco della villa medicea di Castello è oggi museo statale gestito dalla Soprintendenza per il Polo museale di Firenze. Si tratta di uno dei maggiori esempi di giardino all’italiana, secondo i canoni di Leon Battista Alberti, cedendo il primato soltanto al Giardino di Boboli, anch’esso opera del Tribolo. La struttura prevede tre grandi terrazze che si sviluppano sul poggio partendo dal retro della villa: la prima si compone di 16 aiuole quadrangolari che formano piccoli sentieri labirintici intorno alla statua di Ercole e Anteo di Bartolomeo Ammannati, fulcro centrale della fontana a vasca e di tutti i giochi d’acqua ideati dal Tribolo e da Perino da Vinci. La lunetta dedicata alla villa Reale di Giusto Utens rivela che un tempo la fontana era circondata alloro e mirto; le statue di sapore classico che vediamo oggi sono state collocate a fine Settecento dai Lorena, a cui si devono anche le due limonaie che delimitano la seconda terrazza. Il cosiddetto “giardino degli agrumi” annovera piante rare di straordinaria bellezza, che profumano il giardino introducendo a un altro ambiente suggestivo: la grotta degli animali, le cui sculture, opera del Tribolo e del Giambologna, originavano zampilli d’acqua che creavano giochi di policromia con i diversi marmi e materiali calcarei costituenti la grotta. Ai lati di essa, nella stessa struttura muraria che cela i due giardini segreti attigui alle limonaie, si trovano due scalinate che portano alla terza terrazza, in cui troneggia il Gennaio o Inverno dell’Ammannati e che presenta una vegetazione più selvatica, con lecci e querce. La statua bronzea di metà Cinquecento, denominata anche Appenino secondo la simbologia che vede il parco come rappresentazione della Toscana, raffigura un uomo che tiene le braccia attorno al busto per ripararsi dal freddo ed era completata da un getto d’acqua che dal capo scendeva a ombrello. Da qui inizia il parco all’inglese, con i vialetti che attraversano il bosco, voluto dai Lorena.