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Percorso: Home > Articoli per newsletters > Quartiere 5 > PRIMO PIANO > I MORTI DI PIAZZA DALMAZIA, UNA FERITA ANCORA APERTA
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13 dicembre 2011. Quella mattina in piazza Dalmazia, il cuore pulsante del quartiere di Rifredi, si respira già l’atmosfera delle feste natalizie. Il mercato è pieno di gente e tra i banchi stazionano alcuni ambulanti senegalesi, tutte persone ormai familiari agli operatori della piazza. Verso le 12,30  Gianluca Casseri, un uomo da tempo legato agli ambienti di estrema destra, si fa largo tra la gente imbracciando un 357 Magnum, con cui fa fuoco su Samb Modou e Diop Mor, uccidendoli, e su Moustapha Dieng, che resta ferito gravemente alla schiena e alla gola. Il killer si dilegua a bordo della sua vettura  e si trasferisce nella zona del Mercato Centrale di San Lorenzo dove, verso le 15, spara ancora ad altri due cittadini senegalesi, Sougou Mor e Mbenghe Cheike. Braccato dalla polizia nel parcheggio sotterraneo del Mercato, Casseri si uccide.

La strage perpetrata il 13 dicembre 2011 in piazza Dalmazia rappresenta una ferita ancora aperta per la nostra città. Quel giorno è accaduto qualcosa di assolutamente intollerabile per la coscienza umana, qualcosa che va contro l’idea di pace e coesione sociale che Firenze ha tenacemente perseguito nella sua storia, in particolare dal secondo dopoguerra ad oggi, quando si è proposta ripetutamente come punto di riferimento per la lotta contro ogni discriminazione (etnica, religiosa, politica, sociale ed economica). Eppure quel giorno si è sparato e si è ucciso solo per il colore della pelle, solo perché quelle persone incarnavano un simbolo (l’immigrato ambulante) che andava colpito e additato al pubblico disprezzo, come presunto responsabile di un disagio che le società malate, piuttosto che  individuare ed elaborare dentro di loro, tendono a  trasferire all’esterno, in chi si presenta come ‘altro da noi’. Questa è da sempre la genesi del razzismo e della xenofobia.

Un fenomeno che la miscela esplosiva rappresentata da crisi economica, pressione migratoria e minaccia terroristica sta pericolosamente diffondendo anche in Occidente. 

Il ricordo delle vittime di piazza Dalmazia non può non associarsi ad una riflessione sulla fase storica che stiamo vivendo e sulla responsabilità che ciascuno di noi può assumersi nella costruzione di una comunità solidale all’insegna della libertà e della giustizia. 

Il 13 gennaio 2012,  sul luogo della strage è stata eretta una lapide, per ricordare le vittime dell'attentato e per sottolineare il ripudio di Firenze verso ogni forma di razzismo.

Ai tre cittadini senegalesi feriti è stata conferita la cittadinanza onoraria.

Moustapha Dieng, rimasto tetraplegico in seguito alle ferite riportate, è stato ricoverato per due anni presso l’Unità spinale dell’ospedale di Careggi ed è tuttora seguito da una struttura specializzata dove personale appositamente formato  gli assicura una continua assistenza.