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Percorso: Home > Articoli per newsletters > Quartiere4 > Memoria e Identita' > UN PREMIO CHE VALE UN NOBEL
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Per me questo premio è come un premio Nobel.  E’ un premio che ricevo dal mio quartiere, dove vivo da più di cinquant’anni. Viene dalla mia gente e io sono uno di loro. La parola quartiere ha per me un significato particolare. E’ una parola che mi ha accompagnato per tutta la vita. ‘Il quartiere’ è il libro di Vasco Pratolini che ho amato di più. L’ho letto per la prima volta, che avevo quindici anni. Mi ha insegnato a vivere le relazioni con le persone e la memoria dei luoghi, a capire il legame profondo che si crea tra la strada, le case e le persone, i sentimenti e il linguaggio che crescono insieme a noi, l’anima della città che si rivela a noi via via che si forma la nostra coscienza e con essa la nostra identità collettiva.
E’ passato più di mezzo secolo da quando insieme a Paola e ai miei figli, (Giovanni aveva due anni e Simone due settimane appena) lasciai il quartiere de Le Cure per venire all’Isolotto. Da allora la mia vita è stata segnata da questo passaggio, dove la parola ‘quartiere’ è sempre stata importante. Via Fra Bartolomeo è la strada dove sono nato, a pochi passi dal casone della Fondiaria, dove abitava Elio Chianesi ed altri gappisti fiorentini, e dove nell’agosto del ’44, la battaglia di Firenze durò più di una settimana nei pressi del  Mugnone, tra il Parterre e il Ponte Rosso. Una strada tra la chiesa dei frati francescani di piazza Savonarola e l’oratorio dei padri gesuiti nel viale Don Minzoni, con l’istituto magistrale proprio davanti al passaggio a livello de Le Cure, una grande scuola costruita sopra l’edificio delle Officine Galileo dopo che, agli inizi del 900, esse si trasferirono a Rifredi. E’ al magistrale Pascoli che mi sono diplomato maestro.
Nel ’62 fu proprio la ricerca della scuola a farmi scoprire l’Isolotto. Avevo 22 anni ed ero appena sposato con la Paola. La mia lambretta mi portò Oltrarno, fuori le mura, su questa sponda del fiume, che fino ad allora avevo guardato solo dalle Cascine. La grande chiesa con Don Enzo Mazzi e Don Sergio Gomiti, una faccia da uomini e non da preti, e le baracche verdi di legno, dove era la scuola. Qui all’Isolotto abitava il futuro. Intorno erano ancora campi e cantieri, nascevano case. Il Pignone, Monticelli, Legnaia e San Quirico, i rioni di via Pisana, erano la storia, a due passi, eppure sembravano lontani. Ponte a Greve, La Casella, Santa Maria e San Bartolo a Cintoia, gli orti di Firenze, erano più distanti, Ugnano e Mantignano irraggiungibili, più lontani di San Casciano. Le strade spesso ancora da completare. Le distanze erano soprattutto nella nostra mente. L’alluvione del ’66 ci avvicinò e anche qui nacquero i Comitati di Quartiere, come in tutta Firenze. Poi arrivarono i Consigli di Quartiere. Allora i nuovi palazzi tra l’Argingrosso, San Bartolo e via Canova furono il Bronx, ma più che altro tutto assomigliava ad un Far West, dove la frontiera si spostava via via. E noi, gente di frontiera, comunisti e democristiani, avversari irriducibili, imparavamo ad affrontare la precarietà ed i problemi della convivenza, i più diversi. Per noi la politica era questo: uscirne tutti insieme.
Le città crescono sempre fuori le mura. La ‘gente nova’ viene sempre da fuori. Stranieri. Anche Giotto veniva dal Mugello. I meridionali vennero dopo.
E’ proprio da questo far west che sono nate le storie e le leggende di questo villaggio metropolitano. I personaggi, i luoghi e gli eventi. Era il momento di scrivere, di raccontare che la storia siamo noi. La mia ‘storia fatta di storie’ è nata sulle pagine di ‘Informa Quartiere 4’, un giornale di quartiere, uno strumento di comunità che ha dato voce a questa molteplice identità che si andava formando.
Via via che il tempo scorre, nascono i figli e poi arrivano i nipoti. Oggi che vanno a scuola,  molti dei loro compagni sono colorati. Le nostre radici emergono ancora di più e il passato prende forma dal nostro modo di inventare il futuro. 
L’ ultima storia di quartiere ‘La maglia azzurra di Gino Scarpellini, atleta, operaio e partigiano’ è una storia nata in via Pisana nel 1909. E’ diventata un libro, nella collana promossa dal Consiglio Regionale della Toscana, che si chiama ‘storia di storie’  edita da CDeV, diretta da Marco Capaccioli. Anche loro stanno in via Pisana a produrre cultura.
L’ultima è la storia del Maestro Luciano, il maestro della Montagnola, che abbiamo presentato alla BiblioteCanova insieme all’Archivio del Movimento di Quartiere, che ora si è trasferito lì dentro. La biblioteca: una cattedrale laica che premia la nostra fatica di mezzo secolo di storia.
Il quartiere di Vasco Pratolini continua a vivere così, fino quando la storia siamo noi.

La storia siamo noi, nessuno si senta offeso, siamo noi questo prato di aghi sotto il cielo. La storia siamo noi, attenzione, nessuno si senta escluso. La storia siamo noi, siamo noi queste onde nel mare, questo rumore che rompe il silenzio, questo silenzio così duro da masticare. E poi ti dicono "Tutti sono uguali, tutti rubano alla stessa maniera". Ma è solo un modo per convincerti a restare chiuso dentro casa quando viene la sera…

Grazie a Francesco De Gregori e grazie a tutti voi

Franco Quercioli


L'Archivio del Movimento di Quartiere trasloca a BiblioteCaNova

L’Archivio del Movimento di Quartiere di Firenze, nel decimo anniversario della sua fondazione, annuncia il trasferimento di tutto il materiale documentario nei locali di BiblioteCaNova Isolotto. Il 23 ottobre, in occasione dell’operatività del trasferimento, si è tenuta la presentazione del libro ‘Il maestro Luciano’ (ed. CDeV, 2015) che raccoglie la documentazione del convegno “Maestri di ieri e di oggi” realizzato, insieme alle scuole del Quartiere 4, il 16 maggio scorso.