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Percorso: Home > Articoli per newsletters > Quartiere4 > Punto di vista > LETTERA APERTA A KRZYSZTOF CHARAMSA
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Ci sentiamo partecipi del gesto di testimonianza  che hai voluto compiere in coerenza con il messaggio di apertura, accoglienza, rispetto delle diversità che ci viene dal Vangelo e dal cammino di tanti uomini e donne di buona volontà.
Contrariamente a quanti esprimono critiche, pur sempre legittime in una società che  rispetta il pluralismo delle idee e  delle opinioni, noi  riteniamo che la scelta del momento per fare una simile dichiarazione sia stata utile ed opportuna per dare voce, pagando di persona, a chi non ha voce e spazio  nelle “assise dei poteri” anche ideologici, che si  ritengono  detentori delle verità assolute ed immutabili e perché possa essere un invito affinchè  il Sinodo possa assumere in pieno una dimensione evangelica di apertura.
L’esperienza del movimento delle Comunità di base italiane  è stata ed è tuttora  il “luogo” della ricerca di cammini creativi ed accoglienti , di crescita culturale, umana e di fede  anche per tantissimi preti italiani  che hanno pagato con l’emarginazione, gli anatemi, l’esclusione, l’accusa di “eresia e di scandalo”, le loro scelte di coerenza, trasparenza, fraternità ed amore. Si tratta di una esperienza di “chiesa altra” che esprime una grande ricchezza di contributi culturali, teologici, esperienziali ma totalmente ignorata e messa a tacere dalla chiesa istituzionale.
Enzo Mazzi, che ha vissuto e condiviso con noi della Comunità la sua storia e l’impegno nella ricerca di cammini di fede nel suo libro “Il valore dell’eresia” a proposito di chi effettua scelte di vita fuori da certi canoni convenzionali alle istituzioni, scrive:

“All'inizio, quando l'eresia si abbatte sulla propria esisten¬za come un marchio infamante, si è portati a rinchiudersi o a reagire. Nessuno accetta di buon cuore il saio della proscrizione. L'accusa di eresia è vista e sentita come perdita, negatività, col¬pa, lutto. Si è assaliti da un senso di vittimismo o di rabbia impotente.  Poi, chi sopravvive alle aggressioni, comincia a elaborare, come si dice, il lutto e a vedere e vivere l'eresia nei suoi aspetti positivi: liberazione da angosce, paure, costrizioni, dipendenze, paraocchi, blocchi mentali e affettivi, vuoto dell' anima. Le stesse relazioni personali acquistano un significato nuovo, di freschezza, libertà, importanza. E appare in una luce piena il senso della vita. L'eresia vissuta nei suoi aspetti positivi diviene nella sostan¬za un cammino di liberazione dal dominio del sacro che soffoca il senso del vivere”.

Non solo questo, ma il tuo gesto ci è stato di stimolo e pretesto per fare una serie di riflessioni più generali sul modo di concepire l’affettività, il corpo e la sessualità, considerazioni che riguardano uomini e donne, laici e preti, etero ed omosessuali e che ci consentono di affermare non solo il valore del corpo e della sessualità come una dimensione positiva della vita, essenziale per ogni persona, ma anche l'importanza e il diritto per ognuno di vivere l'affettività e la sessualità, ciascuno secondo le proprie declinazioni e propensioni e in forme che siano rispettose di se stessi e degli altri e che siano portatrici di crescita personale e relazionale.
Infine il diritto di ognuno, anche dei preti, di vivere l'affettività e la sessualità, in quanto esseri umani.
Concepire il corpo, l'affettività e la sessualità come elemento positivo e come fonte di gioia, di crescita, di benessere - personali e collettivi - apre orizzonti di riconoscimento reciproco, di rispetto, di cui le persone in questo nostro tempo (come di  tutti i tempi) hanno grande bisogno.
Vediamo la Chiesa cattolica (e non solo) ancorata a una dottrina morale, a immagini, concezioni e tabu che costituiscono spesso, per molti, pesi ingiusti e inumani (“Essi legano pesi gravi e importabili e li impongono sulle spalle degli uomini” (Mt 23)). E vediamo che essa è chiamata ad una trasformazione, ad un cambiamento che non è più eludibile se vuole camminare insieme alle donne e agli uomini di questo tempo con umanità e spirito evangelico.
Con  questo  messaggio di condivisione e solidarietà vogliamo dirti grazie per il tuo gesto coraggioso .

La Comunità dell’Isolotto riunita in Assemblea Eucaristica