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Smart women che non devono chiedere mai


La fase emergenziale che stiamo vivendo oramai da più di due mesi è caratterizzata dall’opinabilità di tutto: da come si mette una mascherina a chi sono i proprio affetti stabili (cosa che ha creato non pochi scompensi emotivi e urgenti esami di coscienza). Una cosa però che appare inconfutabile è come questa situazione si sia rovesciata sulle donne senza che questo abbia suscitato più di tanto sconcerto, al massimo una bonaria preoccupazione. Dallo smart working inteso come semplice commistione di casa-lavoro e dalla gestione sociale della chiusura dei servizi educativi, al bodyshaming di chicchessia da parte di chicchessia, quello che preoccupa è la placida accettazione, la normalità che caratterizza questo ritorno al passato che attraversa trasversalmente tutte le “fasi” dalla 0 alla 10.

Il riassunto perfetto di questo meccanismo sociale (già in atto prima del virus) è il libro della blogger, fumettista e ingegnera informatica francese Emma “Bastava chiedere, 10 storie di femminismo quotidiano” (Laterza), uscito in libreria a fine febbraio con la prefazione di Michela Murgia. Il succo delle sue vignette – tanto ironiche quanto drammatiche – è il concetto di carico mentale: quel processo per cui si chiede alle donne di complicarsi la vita per semplificare quella di chi amano.

Leggetelo, tutti, uomini e donne. La vostra reazione – dal sorriso velatamente empatico allo scoramento - sarà la misura del tempo ancora necessario per smettere di chiedere.