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Percorso: Home > Articoli per newsletters > Biblioteche Comunali Fiorentine > Primo piano > I Nuptialia - Biblioteca delle Oblate
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I nuptialia (o scritti per nozze) hanno radici antiche, direttamente collegate alla nascita del rito del matrimonio. Si tratta di un vero e proprio genere letterario, costituito da pubblicazioni a stampa che possono variare dal singolo foglio al volume.
I nuptialia rappresentano l'evoluzione degli imenei greci, degli epitalami e dei fescennini romani; dopo essere caduti in disuso nel Medioevo, tornarono in auge con la diffusione e l'avvento della stampa.
Le pubblicazioni italiane, a partire dal VXI secolo, hanno caratteristiche specifiche: sono dedicate a sposi reali, sono stampate contemporaneamente al matrimonio e a volte possono essere dedicate anche a genitori, fratelli o sorelle. Per lungo tempo i nuptialia sono stati considerati un genere letterario minore, a tratti ampiamente trascurato dalla critica letteraria, ma in realtà possono costituire una preziosa fonte di studio.
Le cronache delle cerimonie nuziali, infatti, possono offrire al lettore un importante spaccato delle varie epoche e numerose chiavi di lettura, da quella storica, a quella letteraria, sociologica e del costume. I nuptialia possono contenere opere letterarie, componimenti poetici, partiture musicali e costituiscono un'importante fonte di memoria storica delle famiglie nobili, della borghesia e degli usi e costumi passati; non rappresentano, quindi,  solo un modo per augurare felicità e prosperità agli sposi.

Gli esemplari conservati presso la Biblioteca delle Oblate  sono stati catalogati e valorizzati dalla biblioteca a partire dalla metà degli anni '90; la collezione è costituita da 347 unità bibliografiche (opuscoli, miscellanee, fogli sciolti e veri e propri volumi), con data di pubblicazione che varia dal XVI al XX secolo.

Alcuni esemplari sono semplici ed essenziali, composti da poche pagine stampate su carta di poco pregio; altri sono invece pubblicazioni raffinate, con rilegature eleganti, abbelliti da stemmi gentilizi, capilettera, pagine incorniciate ed impreziosite da tavole genealogiche, stemmi araldici colorati a mano, incisioni xilografiche e frontespizi ornati. Il formato dei nuptialia varia a seconda dell'epoca e delle usanze del momento: vi sono esemplari di dimensioni ridotte, in sedicesimo e in ventesimo, formati medi e grandi o in folio.

Le pubblicazioni conservate dalla biblioteca sono provenienti per lo più da donazioni di fondi storici quali il Lascito Tordi e il Lascito Davidsohn; poco meno della metà del posseduto è invece frutto di acquisti effettuati dalla biblioteca nella prima metà del XX secolo e nel dicembre del 2008, quando la collezione è stata incrementata di circa venti pezzi con un acquisto effettuato presso una libreria antiquaria.

I nuptialia più antichi posseduti dalla biblioteca sono quelli risalenti al XVI e al XVII secolo, tutti composti per le nozze dei granduchi Medici. L'esemplare più antico- risalente al 1589- contiene “La pellegrina”, una commedia scritta da Girolamo Bargagli (accademico degli Intronati), pubblicata postuma e dedicata al granduca Ferdinando I de' Medici in occasione delle nozze con Cristina di Lorena. Gli esemplari cinquecenteschi e seicenteschi sono anche un piccolo spettacolo per gli occhi del lettore, con coperta in cartone decorato o marmorizzato oppure in pergamena, stampati su carta pesante o vergellata. I nuptialia del Settecento hanno una veste tipografica molto simile a quella delle pubblicazioni seicentesche, ma cambia nettamente il testo letterario: alla descrizione delle nozze si preferisce il componimento poetico, il poemetto mitologico o la favola. Altra caratteristica peculiare degli esemplari del Settecento è la presenza di proteste, inserite sull'ultima pagina: gli autori si tutelavano da provvedimenti punitivi che potevano arrivare dall'autorità ecclesiastica in caso di contenuti ritenuti offensivi o pericolosi per la morale religiosa.

I nuptialia dell'Ottocento posseduti dalla biblioteca sono poco meno di 250; in questo periodo il genere sembra evolversi: i libretti non hanno più la rilegatura in pergamena, compare il colore nel disegno, il carattere tipografico è più rotondeggiante. Verso la metà del XIX secolo l'uso dei nuptialia si estende anche alle famiglie borghesi; il genere dell'epitalamo si impoverisce e accanto alle composizioni poetiche vengono stampati scritti che non hanno legame alcuno con il tema nuziale, diventando quasi un pretesto per la pubblicazione di studi, ricerche, traduzione di classici latini e greci. Gli esemplari del Novecento posseduti dalla biblioteca sono la parte quantitativamente minore della collezione; tra questi sono di grande interesse le due pubblicazioni per le nozze reali di Umberto II di Savoia con Maria Josè del Belgio: si tratta di esemplari futuristi, di grande formato e contengono pagine musicali.
Il libretto più recente di tutta la collezione è del 1939, periodo in cui l'usanza di omaggiare gli sposi con un libretto o una pubblicazione iniziava a perdersi.

I nuptialia della Biblioteca delle Oblate sono stati oggetto di restauro e valorizzazione nel corso degli anni; sono stati digitalizzati alcuni frontespizi degli esemplari più antichi, sono state organizzate piccole esposizioni ed è stato pubblicato il volume “Invito a Nozze. I nuptialia della biblioteca delle Oblate” all'interno della collana “Carte Scoperte”.

Tutti gli esemplari sono consultabili presso la Sezione di Conservazione e Storia Locale della Biblioteca.

... Alcune (piccole) curiosità:

-  Trattandosi di pubblicazioni private e non destinate al commercio, i nuptialia venivano stampati in un numero limitato di copie.

-  Per le “Due note manzoniane” stampate a Milano nel 1928 per le nozze Molteni-Facchini furono stampati 500 esemplari; uno di questi (il numero 439) è posseduto dalla Biblioteca delle Oblate.

- La maggior parte delle pubblicazioni usciva in due edizioni diverse; una su carta di pregio per essere conservata nella biblioteca di famiglia, l'altra -destinata all'ambito familiare- usciva in un numero maggiore di copie.

- La dedica poteva essere lunga anche diverse pagine, fino ad essere più lunga dell'opera contenuta nel libretto!

- La composizione e l'edizione dei volumetti a volte poteva essere commissionata direttamente alla tipografia; la tipografia stessa però poteva rivolgersi a letterati o a studiosi per la fornitura dei testi.