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Percorso: Home > Articoli per newsletters > Quartiere1 > NO > LA PIAGNONA, UNA CAMPANA IN ESILIO
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A Firenze i “piagnoni” sono coloro che per ogni sciocchezza si sciolgono in lacrime e lamenti. Cosi erano chiamati anche i seguaci del Savonarola, per indicare le continue lamentele e condanne dei costumi fiorentini che erano denunciati nelle prediche del frate.
Dato che il frate era ospite e predicante in San Marco, prese il nome di Piagnona anche la campana di San Marco, usata per richiamare i piagnoni alle prediche di Savonarola.
La Piagnona suonò ininterrottamente la notte dell’8 aprile 1498, quando una folla inferocita si accalcò davanti al portone del Monastero di San Marco per catturare Frà Girolamo Savonarola. Mentre la Piagnona scampanava per richiamare i fiorentini, davanti a San Marco la coalizione degli “arrabbiati” di Tanay de’ Nerli e i “Compagnacci” ebbero la meglio.
Tanay non si accontentò solo di avere il frate, volle anche il simbolo e il richiamo del Savonarola, la Piagnona.
La campana fu calata e messa a dorso di mulo, fatta girare per la città in modo da essere schermita, derisa e colpita da frustate, sassate e sputacchi. Doveva essere umiliata la campana, al frate invece toccava il rogo. Tanay de’ Nerli si scagliò contro la campana inerme, tanto che volle che uscisse dalle mura di Firenze per più rientrarci. La campana andò quindi in “esilio”. Fu donata infatti, alla appena nata chiesa francescana San Salvatore al Monte. Oggi la campana si trova nel Museo di San Marco.