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Sono sul bus e sto tornando a casa. L’autobus è come sempre stipato ma riesco comunque a trovare un posto a sedere. Guardo Firenze dal finestrino e penso che con le luci colorate di Natale è proprio bella e magica e quasi mi fa dimenticare di essere contornato da tutta questa gente.

“Mi fa vedere il biglietto?”, sento poche persone più in là. Mi capita spesso di assistere a scene in cui diverse persone sono senza biglietto e a volte le loro  giustificazioni sono così strambe e assurde! Mi fanno venire una rabbia! Io ovviamente, dato che viaggio spesso su questa tratta, ho un abbonamento. Non ce la farei proprio a tentare la fortuna dato che il rispetto delle regole è una cosa che faccio quotidianamente nella mia vita.

“Guardi ho l’abbonamento, ma ho lo zaino pieno e dev’essere finito proprio in fondo in fondo, o in mezzo ai libri…se mi dà un attimo lo cerco... ma dove diavolo è finito? Guardi di solito lo tengo nel portafoglio, stamattina ero di fretta…. Davvero, mi creda ce l’ho, non le sto dicendo una bugia!...”

“Quelli come voi vogliono sempre fare i furbi eh?”. E se ne va.

Sono rosso di vergogna. Perché mi stanno guardando tutti,  perché sono sicuro di averlo, cosa ti costava aspettare che lo trovassi, perché il controllore si era allontanato  lasciandomi li con l’idea di averla fatta franca  e perché che diamine significa “Quelli come voi?”.

Continuo a cercare a testa bassa, sono arrabbiato ma non voglio dargliela vinta!

Si aprono le porte e decido di scendere alla fermata anche se non era la mia; scendono anche i controllori e vado loro incontro con un sorriso.

“Bastava solo aspettare un attimo in più, era rimasto impigliato tra i libri, non vi stavo prendendo in giro!”. Sto per dirgli anche che quelli come voi parlano per pregiudizi ma mi fermo. Sono sereno adesso, ho fatto il mio dovere e mi sento in pace con me stesso.

Mi chiedo se  rifletteranno su quanto è successo  e se la prossima volta con qualcun altro questo non succederà.

Mi chiedo se potrò essere d’esempio anche a quelli come me, perché rispettare le regole è un dovere di tutti, ma forse la strada è ancora un po’ lunga.

A proposito, mi chiamo Abdou, ho 17 anni… e sono nero.