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22 ottobre 1867, Garibaldi a Santa Maria Novella arringa la folla di Fiorentini

“O Roma o morte”, queste le famose parole pronunciate nella nostra città dall’ ”eroe dei due mondi”, appena fuggito dall’esilio di Caprera. I fiorentini, che affollavano una delle piazze simbolo di Firenze, accolsero con grande favore l’invito di Garibaldi contro il regno pontificio, anche se ciò significava perdere lo status di capitale italiana. Un gesto, il nostro, patriottico e civilmente maturo. L’episodio fiorentino fu di sostanziale importanza per la storia italiana, da qui partì, infatti, la lunga campagna per la conquista della “città eterna”. Garibaldi, il giorno prima, aveva incontrato l’Onorevole Cialdini, incaricato dal Capo di Governo Francesco Crispi e che aveva negato l’aiuto dell’esercito reale al generale. Questo, forte del sostegno popolare e di un piccolo esercito di circa 7.000 uomini, decise di partire lo stesso per la campagna militare. Il re Vittorio Emanuele II, che evidentemente non vedeva di buon occhio quest’azione, prese, con un proclama nazionale, una pubblica posizione contraria. Il sogno garibaldino si infranse il 3 novembre nella sconfitta di Mentana, complici la defezione di 2.000 volontari e la mancata insurrezione dei romani, entrambe figlie dell’infausto proclama reale. Garibaldi, deciso il ritiro delle truppe, ripiegò di nuovo a Caprera. La “breccia di Porta Pia”, la presa di Roma, erano solo rimandate di 3 anni.

 

La leggenda degli Orti Oricellari ovvero una pipì di successo

Firenze? Viola da sempre! No, non stiamo parlando della Fiorentina ma di un colore che ha reso la nostra città popolare in tutto il mondo già dal Medioevo. La leggenda narra che, un commerciante di stoffe fiorentino di nome Ferro, mentre si trovava in Oriente per affari, spinto da una necessità fisiologica, abbia orinato sopra a delle piante di lichene roccella che cambiò il tenue colore originario in un bel viola. Ora, che cos’è il genio se non spirito di osservazione e capacità d’invenzione? Infatti, superato il primo momento di stupore, il buon Ferro, capì subito le potenzialità di quella scoperta, che, se utilizzata in modo dovuto, poteva renderlo enormemente ricco. Capì che a costi molto bassi poteva ottenere, da quelle piante, un ottimo colore per tingere stoffe, lane e sete. Tenendo ben nascosto il segreto della sua tintura, cominciò a commercializzare questi panni violacei che subito riscossero un interesse e un successo unanime dovunque fossero portati. La tintura prese il nome di Oricello e per estensione, la famiglia di Ferro, diventò degli Oricellari, poi diventato Rucellai. Questo colore proiettò i Rucellai tra i mercanti  più ricchi d’Europa e il suo uso rimase ininterrotto per centinaia di anni, fino all’introduzione dei coloranti artificiali. C’è anche chi sostiene che le maglie della Fiorentina sono viola proprio per la tradizione di questo colore. Sarà vero?


Pianta di Rocella fuciformis, fonte Wikipedia