Ufficio stampa - Palazzo Vecchio - P.za Signoria, 1 - 50122 Firenze - Tel. 055 27681 - Fax 055 276 8282 - Email: ufficiostampa@comune.fi.it

Scorciatoie - Navigazione del Documento

Scorciatoie - Funzionalità

Percorso: Home > Articoli per newsletters > Quartiere 5 > SE CI PASSI FERMATI > CHIESA SAN MICHELE A CASTELLO
testo piccolotesto mediotesto grandeStampa la pagina RSS Twitter Facebook

 

 

 

 

 

Di probabile fondazione longobarda, fu consacrata nel 1617 e dichiarata prioria nel 1728, ma è rammentata già nel 1299 quale suffraganea della Pieve di Santo Stefano in Pane nell’elenco delle Chiese e delle Diocesi fiorentine. L'aula della chiesa attuale ripete nelle dimensioni (39 braccia fiorentine di lunghezza per 16 e mezzo di larghezza) l'impianto duecentesco di cui sono state ritrovate alcune vestigia nel corso dei recenti lavori di restauro.

Una carta del fondo dei Capitani di Parte Guelfa, della seconda metà del XIV secolo, relativa al Popolo di San Michele a Castello, riporta una schematica veduta del complesso degli edifici parrocchiali con la chiesa e la cappella attigua.

A partire dal 1608 l'architetto granducale Gherardo Mechini progetta lo «stradone tra la villa di Castello e la chiesa di Boldrone» e, prevedendo un nuovo assetto del territorio limitrofo, la chiesa di San Michele diviene l'elemento centrale della «scena» del paesaggio che si sviluppa tra le ville di Castello e della Petraia. Sempre per l'interessamento dei Medici la chiesa si ampliò e fu dotata di un porticato e nel 1622 venne incaricato l'architetto Giulio Parigi della progettazione del nuovo campanile, completato nel 1624. Ne ebbero cura anche i granduchi lorenesi, che la ristrutturarono nel 1783 e nel 1817, quando il Granduca Ferdinando III la fece ornare con stucchi barocchi, poi rimossi durante l’intervento di restauro del 1860.

All'interno sono conservati un Crocifisso ligneo seicentesco sul fondo della cappella maggiore, una tavola trecentesca raffigurante la Madonna in trono e i Santi Lorenzo e Stefano, attribuita alla bottega del Maestro della Santa Cecilia e a Pacino di Bonaguida (1324 circa). Sulla cantoria v’è un organo – sostitutivo dell’originale cinquecentesco - realizzato nel 1844 da Nicomede Agati e ampliato nel 1869 da Lorenzo Paoli. Il Repetti nel suo “Dizionario Geografico Fisico e Storico della Toscana” cita una Madonna che allatta il bambino attribuita a Leonardo da Vinci ma che già allora (metà '800) si trovava presso la Regia Galleria degli Uffizi; ad oggi l'unica Madonna che allatta attribuita a Leonardo da Vinci si trova all'Hermitage di San Pietroburgo, mentre l’unica agli Uffizi più o meno coeva di Leonardo è quella attribuita già nel 1890 a Giuliano Bugiardini.

A fianco della chiesa si trova un oratorio, un tempo usato dalla Compagnia dei Battuti locale, nata nel 1470. La ristrutturazione dei primi anni del Seicento dall'architetto granducale Gherardo Mechini coinvolse anche l’oratorio, dove nel 1636 don Lorenzo de' Medici incaricò il Volterrano di dipingere l'affresco sul soffitto con San Michele che sconfigge Lucifero. Le pareti e la volta del presbiterio vennero poi decorati da Piero Salvestrini con la sequenza dei dodici apostoli, opera sospesa con la morte del pittore di peste, in seguito scialbata e oggi conservatasi solo frammentariamente.

Chi non si fa intimidire dall’erta salita e arriva alla chiesa a piedi, potrà notare sulle mura che costeggiano via della Querciola e poi via di San Michele a Castello le stazioni della via crucis in terracotta.

Per visitare l’oratorio è preferibile chiamare prima la parrocchia.