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DON CUBA, CUORE DI SAN FREDIANO

Una forza della natura e dello spirito. Questo è stato Don Danilo Cubattoli, per tutti Don Cuba, una persona che con la sua energia e la sua generosità ha contagiato positivamente tutto ciò con cui è entrato in contatto nella vita. E sono stati davvero tanti i campi su cui quest’uomo straordinario ha avuto occasione di esercitare la sua benefica influenza. 
Cubattoli fu ordinato sacerdote l'11 luglio 1948 nel Duomo di Firenze e la sua formazione si inserisce nel contesto del grande magistero del Cardinale Elia Dalla Costa che, dopo la tenace opposizione al fascismo, dette impulso a una grande stagione del cattolicesimo democratico fiorentino. Basti pensare che in seminario Cubattoli ebbe per compagni di corso personalità del calibro di Lorenzo Milani (il fondatore della scuola di Barbiana), Ernesto Balducci (promotore della rivista ‘Testimonianze’ e teologo di grande respiro), Enzo Mazzi (animatore della Comunità dell’Isolotto a partire dagli anni ’60), Silvano Piovanelli (futuro arcivescovo) e i ‘preti operai’ Renzo Rossi e Bruno Borghi. Tutti accomunati da una visione della chiesa capace di stare dalla parte degli ultimi e degli esclusi e in grado di interpretare il profondo bisogno di trasformazione che saliva da ogni settore della società. 
E Don Cuba questo bisogno di trasformazione, di innovazione dinamica lo incarnava concretamente. Con i suoi viaggi in moto attraverso l’Africa, con le sue imprese ciclistiche, con la sua ascesa al Kilimangiaro per celebrarvi la ‘Messa più alta del mondo’. Con il suo amore per il cinema, che lo ha visto collaborare attivamente con personalità del calibro di Pier Paolo Pasolini, Federico Fellini, Franco Zeffirelli, Marco Bellocchio, Tonino Guerra, Ermanno Olmi e Roberto Benigni.  Ma soprattutto con un impegno sociale e civile che ha caratterizzato tutta la sua vita e che era cominciato già durante la guerra quando aveva fornito aiuto e protezione alle famiglie ebree perseguitate e sostegno attivo alle formazioni partigiane che si stavano attrezzando per combattere il nazifascismo. Fu soprattutto nel rione di San Frediano che Don Cuba ebbe modo di esercitare la sua infaticabile promozione di progetti sociali insieme a personalità come Ghita Vogel e Fioretta Mazzei, con cui dette vita all’associazione Obiettivo Giovani di San Procolo per  l'avviamento professionale di giovani svantaggiati (un’impresa che  è proseguita fino ad oggi coinvolgendo profondamente anche il quartiere 4). Ma l’impegno che sicuramente ha maggiormente assorbito Don Cuba è stato quello legato al carcere, prima Le Murate e poi Sollicciano, dove ha svolto le funzioni di cappellano intrecciando con ciascuno dei detenuti un rapporto intenso e personalizzato, proiettato sul ritorno alla vita civile e al pieno recupero di una dimensione di dignità e di consapevolezza.

Nel 2007 gli è stato dedicato il restaurato chiostro delle Leopoldine in piazza Tasso e il Quartiere 2 gli ha intitolato una parte dell’area verde Pettini Burresi lungo la via Faentina.


6 LUGLIO 1872, IL GIARDINO DI BOBOLI APRE AL PUBBLICO
 

 

Già 500 anni e non li dimostra affatto! Un grande esempio di giardino all’italiana, uno dei più famosi della nostra penisola e un vero e proprio museo all’aperto. Un dedalo di viali e vialetti, di spazi aperti che si aprono a spettacolari scorci sulla città e poi statue, fontane, palazzine e costruzioni interessanti. Vi hanno lavorato artisti come l’Ammannati, il Buontalenti e il Giambologna, per un’opera che richiama migliaia di visitatori ogni anno. Il concepimento risale alla granduchessa Eleonora da Toledo che, nel 1549, volle aggiungere a Palazzo Pitti anche un grande spazio verde strutturato. I lavori durarono molti anni, con alterne vicende, fasi propulsive e altre quasi di stallo, ma il risultato premiò l’attesa e gli sforzi, facendo di Boboli non solo la meta di fantastiche passeggiate granducali ma anche un luogo d’elezione per spettacoli e feste. Dopo i Medici anche i Lorena e i Savoia tennero in grande considerazione il “Giardino”, curandone la manutenzione e sfruttandone le grandi potenzialità. Quando la capitale d’Italia fu trasferita da Firenze a Roma, Boboli, smise di essere il giardino della reggia a esclusivo uso dei reali, per essere aperto al pubblico. Fiorentini che da subito dettero prova di grande affezione, producendosi in un enorme numero di visite, che lo trasformarono ben presto nella gita domenicale preferita da tutte le famiglie, in uno spazio giochi infinito per tutti i bambini e ragazzi del centro, in un romantico luogo per i giovani innamorati e in un classico della “bigiata” per gli studenti meno invogliati.