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LA MULA DI PALAZZO PITTI
 

Lavorare come un mulo! Di solito queste parole non preludono niente di particolarmente buono, ma questa volta ci introducono a un aneddoto curioso e pervaso di buoni sentimenti. La “mula” di Palazzo Pitti! Sul lato nord del cortile interno del palazzo troviamo quello che è forse il più antico attestato di stima, almeno a Firenze, nei confronti di un animale; una mula appunto. Si tratta di un bassorilievo ad opera della bottega dell’Ammannati; l’iscrizione in calce ci racconta della mula come della protagonista, umile e instancabile, della costruzione del palazzo per oltre 20 anni. Quello che stupisce è che in un’epoca in cui il riconoscimento dei diritti degli animali era ben lungi dall’essere anche solo ipotizzato, si sia pensato, e realizzato, questo piccolo monumento, che resta un grande, per quanto episodico, segnale di rispetto e riconoscenza. 


 

 

 

 

 

 

 

 

foto bassorilievo: Wikipedia

 

 

 

LA BASE DI SAN LORENZO

Che ci fa il più grande condottiero della storia fiorentina, seduto, spuntato, stanco e pensoso in piazza San Lorenzo? Uhm, procediamo per gradi! Giovanni de Medici, detto “dalle Bande Nere” (dal colore delle sue insegne), noto per il carattere “ribelle e turbolento” e per l’acume tattico, è stato un comandante d’indubbia bravura, ferito a morte (1526) durante la campagna che oppose lo Stato Pontificio e il re di Francia, all’imperatore Carlo V. Anche la statua che lo ricorda ha avuto vita turbolenta; voluta dal figlio Cosimo I e progettata (1540) da Baccio Bandinelli, inizialmente avrebbe dovuto risiedere in una cappella della basilica di San Lorenzo, ecco perché è raffigurato seduto e non a cavallo, com’era solito farsi in questi casi. Curiosa la scelta di ritrarne il volto in atteggiamento sconsolato e stanco, un po’ da “riposo del guerriero”. Il Bandinelli aveva realizzato statua e basamento, ma il granduca decise di cambiarle destinazione e collocarla in Palazzo Vecchio; così che il basamento, orfano della statua, fu posto in piazza e i fiorentini subito lo battezzarono “La Base di San Lorenzo”. Nel corso dei secoli alla “base” si aggiunse la fontana, e solo nel 1850 anche Giovanni ritrovò pace e seduta sul suo piedistallo. E qui si scatenò la solita ironia fiorentina che, tramite la presa in giro, manifestava in realtà affetto e simpatia, componendo versi di dileggio agli spostamenti della statua: “Messer Giovanni delle Bande Nere, dal lungo cavalcar noiato e stanco, scese di sella e si pose a sedere”. Ma non contenti, i fiorentini, aggiunsero anche un epigrafe in calce all’opera che è all’origine del suo nomignolo, “capitano ebbe”: “Una parte di questo monumento destinato da Cosimo I ad onorare la memoria del padre Giovanni dalle Bande Nere lungamente non curata qui stette e il volgo la chiamò la base di San Lorenzo restaurata nell'anno MDCCCL e postavi la statua del gran capitano ebbe alfine compimento la pregevole opera scolpita dal Bandinelli”. In fin dei conti anche questo è amore.