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Percorso: Home > Articoli per newsletters > Quartiere2 > Memoria e Identita' > VILLA FAVARD, UN TEMPIO DELL'ARTE E DELLA MUSICA
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Villa Favard, situata in in via Aretina nella località di Rovezzano e denominata anticamente “Palagio dei pini”in origine era un possedimento della famiglia dei Cerchi. Giunti a Firenze nella prima metà del XIII secolo, provenienti dal contado, in particolare dal castello di Acone presso Pontassieve, si guadagnarono presto una solida ricchezza attraverso il commercio e le attività finanziarie, arrivando a diventare una delle più ricche famiglie dell'epoca. In particolare, nella Comunità di Rovezzano,la famiglia Cerchi possedeva una Fattoria Fortificata ed un Mulino da grano con annessa conceria.
Dopo la vittoria dei Guelfi Neri, nel 1302 le proprietà dei Cerchi, vengono distrutte o danneggiate in maniera irreparabile. I componenti la famiglia sono costretti a rinunciare ai titoli ed al cognome. La famiglia Ricciardi, erede del loro patrimonio, intorno ai primi anni del quattrocento, ricostruì l’edificio sullo schema planimetrico preesistente.
Nel 1493 i Bartolini Salimbeni, famiglia ricca formata da abili e scaltri commercianti, subentrano ai Ricciardi e dopo l’assedio di Firenze (1529-1530) affidano a Baccio d’Agnolo importantissimo scultore ed architetto l’incarico di trasformare la villa. I prospetti vengono uniformati con l’inserimento di elementi rinascimentali. La struttura architettonica mantiene la forma ad “U” attorno ad un’ aula conclusa, propria dell’antica corte. La distribuzione avviene per mezzo di un doppio portico coperto con volte a crociera., appartenne alla famiglia dei Cerchi, che nel 1493 la cedette ai Bartolini. Nel 1823 il Principe Stanislao Poniatowsky acquistò la proprietà e a sua volta la vendette nel 1855 a Suzanne Bacheville ,futura baronessa Fiorella Favard de l'Anglade. Questa trasformò la propria villa in un centro di cultura, ritrovo dei maggiori intellettuali ed artisti del tempo. Proprio la sagace e colta baronessa incaricò l’architetto Giuseppe Poggi di eseguire i lavori di ammodernamento ed abbellimento dell'edificio e del giardino quali: la progettazione di una scuderia; un nuovo viale d'accesso sulla via Aretina e la costruzione di una cappella in seguito decorata con affreschi di Annibale Gatti e Giovanni Duprè. I viali vennero bordati da olmi inframmezzati da siepi di rose. L'impianto rinascimentale del giardino della villa fu però mantenuto, con le siepi di alloro potate in forme geometriche, una vasca circolare e gli immancabili limoni. Così come fu rifatto un piccolo labirinto di bosso, di cui adesso si sono perse le tracce. Ci sono ancora invece le due serre in ferro e vetro per il ricovero dei limoni e delle piante tropicali. Con la morte della baronessa nel 1889 iniziò il periodo di decadenza, che culminò con l'occupazione della villa da parte delle truppe tedesche durante l'ultima guerra mondiale. Nel 1949 tutto il complesso fu dato all'Opera Pia Madonnina del Grappa. Negli anni '70, l'apertura della via Rocca Tedalda ed il frazionamento dell'intera proprietà ne alterò definitivamente la struttura originaria, separando la villa dal grande viale d'accesso sulla via Aretina, dalla cappella gentilizia e dal parco.

Il parco di Villa Favard, anch’esso di proprietà del comune di Firenze, è aperto al pubblico tutto l’anno. Si tratta di una vasta area verde dove le aree di prato e di ombra boscosa si equilibrano in modo armonico e rappresenta un luogo di quiete dove poter fare dei pic-nic in famiglia, partitelle di pallone, passeggiate o semplicemente rilassarsi in compagnia di un buon libro.

Oggi la villa è la sede distaccata del Conservatorio Statale di Musica Luigi Cherubini. Al lungo e complesso restauro, costato ben 3 milioni di euro, ha pensato la Provincia dopo aver ricevuto la proprietà in comodato dal Comune di Firenze.
La nuova sede del Conservatorio è stata dotata di Otto nuove sale prove dove i giovani musicisti possono studiare e suonare il proprio strumento in orari non di lezione; uno spazio ‘coffee break’; una sala riunioni; alcune sale di ricreazione e alcune di servizio, quali spogliatoi per il personale e locali tecnici; ultimo ma non meno importante, la presenza di una sala concerti dove riecheggiano le note di talenti artistici in erba e non. Così, dopo oltre un secolo di decadenza, tra le pareti della villa di Rovezzano l’arte è tornata di scena rievocando le finalità culturali del tempo che fu.

Il Quartiere 2 è sempre attivo per far si che questa Villa venga valorizzata e vissuta al meglio attraverso vari incontri, manifestazioni ed eventi. Tra questi, spicca sicuramente il festival “Icchè ci vah ci vole”, organizzato dall’associazione culturale “NO DUMP”, giunto quest’anno alla seconda edizione (vedi notizia nella sezione Cultura). Si tratta di un progetto importante che, coinvolgendo complessivamente più di 30 associazioni del territorio fiorentino, è volto alla riqualificazione urbana e riattivazione temporanea di spazi collettivi con criticità. Tutto ciò mediante momenti e attività culturali aperti alla cittadinanza e gratuiti al fine di costituire uno spazio di aggregazione ed espressione dove tutte le realtà culturali del territorio possano ottenere maggiore visibilità, incontrandosi e confrontandosi. L’evento è nato nell’ottica della partecipazione e collaborazione tra varie realtà giovanili emergenti e si è sviluppato attraverso il coordinamento di gruppi musicali, esposizioni artistiche e performance live, in tre giornate all’insegna della partecipazione sociale.
L’anno passato, grazie alla collaborazione tra il team di “Icchè ci vah ci vole” e la “Cooperativa Albatros” è stato possibile coinvolgere nell’organizzazione e nelle attività del festival un gruppo di ragazzi migranti. E’ stata riservata loro l’area ristoro dell’evento con due menù etnici interamente preparati da loro, ed è stato possibile lavorare tutti insieme fianco a fianco durante il montaggio vero e proprio dell’evento.

Per maggiori informazioni http://www.nd-nodump.it/associazione/no-dump/