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Percorso: Home > Articoli per newsletters > Quartiere 3 > Cultura > BARTALI, UNA PRESENZA SEMPRE VIVA TRA NOI
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Il 5 maggio scorso ricorrevano 17 anni dalla morte di Gino Bartali.
“L’è tutto sbagliato, l’è tutto da rifare”; questa è la frase con la quale tutti lo ricordiamo, detta da uomo “semplice” e trasparente qual era, con “quel suo naso triste come una salita” (da “Bartali”, Paolo Conte, 1979) e quel luccichio furbo negli occhi da fiorentino che la sa lunga. Burbero, schietto, rispettato da tutti (dentro e fuori l’ambito sportivo), un atleta capace di portare Firenze e l’Italia nel firmamento agonistico mondiale, un campione che tutto il mondo ancora ricorda. Talento precocissimo, a 22 anni (1936) vince il suo primo Giro d’Italia, successo bissato l’anno dopo e anche nel 1946; nel 1938 vince il suo primo Tour de France. Il Giro del 1940 sarà molto particolare perché vinto da un suo giovanissimo compagno di squadra, quel Fausto Coppi che, partito sul passo dell’Abetone, s’involerà da solo verso Modena; da quel momento non sarà più possibile parlare di Bartali senza pensare anche a Coppi e viceversa. La seconda guerra mondiale gli fa perdere gli anni migliori; passati i drammatici momenti del conflitto, Bartali ricomincia a pedalare e a vincere. Il rapporto con la Francia, soprattutto con i francesi (che mal digerivano un italiano in maglia gialla) è sempre stato un po’ conflittuale, ma è proprio al Tour del 1948 che compie quello che è il suo capolavoro sportivo. Il 14 luglio 1948 un giovane neofascista ferisce gravemente Palmiro Togliatti (Segretario del PCI) e l’Italia scivola in uno stato di drammatica tensione; il capo del Governo Alcide De Gasperi chiama Bartali (che stava correndo il Tour) e gli chiede di vincere la corsa, perché una sua vittoria avrebbe spostato l’attenzione del paese e raffreddato gli animi. E Gino vince, con un’impresa memorabile nella tappa di Briancon e si porta a casa il secondo Tour de France, nonostante dovesse recuperare un ritardo di 20 minuti al francese Bobet. In carriera vincerà oltre 180 corse comprese 4 Milano-Sanremo e 3 Giri di Lombardia. Questa la conosciutissima storia sportiva di Bartali, ma negli ultimi anni, dopo la sua morte, si è saputo pubblicamente di un’altra grande “impresa”,compiuta dal nostro “Ginettaccio” in silenzio e lontano dai riflettori. Durante gli anni della guerra Gino non smette di allenarsi, è sempre in sella alla sua “Legnano” da cui non si separa neanche per andare a letto; professionalità indefessa, preparazione maniacale, speranza di un pronto rientro alla corse? No! Bartali, d’accordo con il Cardinale di Firenze Elia Dalla Costa, sta a modo suo combattendo contro il nazi-fascismo; durante i lunghi allenamenti tra Firenze e Assisi trasporta, nascosti nel telaio della sua bicicletta, documenti falsi per tanti cittadini ebrei che rischiano la deportazione e la vita. Il suo coraggio e la sua umanità contribuiscono a salvare centinaia di persone (circa 800). Dal 2013 è dichiarato “Giusto tra le nazioni” per il suo contributo speso in favore del popolo ebraico. Uno straordinario campione che non avrebbe potuto essere tale se la sua classe non fosse stata supportata da doti umane di altrettanto valore.

Ricordiamo che il Museo Bartali di Ponte a Ema, via Chiantigiana 175, è aperto il venerdì e sabato, ore 10.00 – 13.00, e la domenica, ore 10.00 – 16.00. Ingresso gratuito la prima domenica di ogni mese.
Per info e visite guidate: comunicazione.musei@comune.fi.it