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Percorso: Home > Articoli per newsletters > Quartiere 5 > SE CI PASSI FERMATI > CHIESA DEI SANTI FRANCESCO E CHIARA E CONVENTO DI MONTUGHI
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 Il convento fu fondato nel 1359 dagli Umiliati e fu distrutto durante l’assedio di Firenze da parte di Carlo V del 1529-30. Venne ricostruito poco tempo dopo, ma nel frattempo l’ordine degli Umiliati era stato soppresso, complice anche la partecipazione di alcuni membri dell’ordine all’attentato a San Carlo Borromeo nel 1569. Il convento passò così prima ai “Fratini”, riunificati negli Osservanti, poi ai Gesuiti e infine, nel 1572, ai Cappuccini, per volere dei Medici. I frati iniziarono lavori di ampliamento del convento e della chiesa, che fu riconsacrata solo nel 1623. Nel tempo, il complesso si arricchì di tre chiostri: il primo, il “claustro grande” fu realizzato tra il 1572 e il 1576 e ospita una grande cisterna, detta di Bianca Cappello perché pare sia stata la granduchessa, moglie di Francesco I de’Medici, a volerla costruire; il secondo è il “claustro del lanificio”, del 1748; il terzo, detto “claustrino della porta” è situato all’entrata, accanto alla portineria del convento, e dal 1932, a seguito dei lavori che gli hanno donato l’aspetto attuale, è stato rinominato “chiostro di San Corrado”, beatificato da Pio XI due anni prima, al quale è stato dedicato anche un busto in bronzo di Giulio Cipriani. Intorno ai tre chiostri si trovano i locali della vita quotidiana dei frati: il refettorio, il deposito bibliotecario, il coro, dove si può ammirare il crocifisso ligneo seicentesco riconducibile alla scuola di Francesco da Sangallo. Tra le altre opere, ricordiamo l’Incontro di San Francesco e San Domenico, affresco staccato attribuito a Jacopo Ligozzi, databile 1594. La chiesa, a navata unica con tre cappelle laterali per parte e arco trionfale sostenuto da colonne in pietra serena, è stata ristrutturata da Giuseppe Manetti negli ultimi anni del ‘700. La facciata, intonacata di giallo ocra, è molto semplice. Ai lati del portale in legno, incorniciato di pietra serena, ci sono due lapidi con iscrizione: a destra quella di Assunta Payer, di cui è scolpito il profilo, ad opera del marito Luigi Cartei, che fu allievo di Giovanni Duprè; a sinistra la lapide sepolcrale di Rocco Benini, realizzato dallo scultore Enrico Pazzi, a cui si devono anche le celebri statue di Dante Alighieri in piazza Santa Croce e del Savonarola nell’omonima piazza. Nella chiesa ci sono varie opere che testimoniano la lunga storia del complesso; meritano menzione il San Francesco che riceve le Stimmate, opera di Jacopo Chimenti, detto l’Empoli, del 1602 e il Crocifisso degli Umiliati, anch’esso riconducibile all’ambito di Francesco da Sangallo e databile alla seconda metà del ‘400, situato sopra l’altare maggiore. Il nome di santa Chiara si è unito a quello di san Francesco nel 1969, quando il crescente numero di abitanti della zona ha reso necessaria la trasformazione del complesso in parrocchia.