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PONTE SANTA TRINITA

Un ponte meraviglioso, segnato da vicissitudini di vario genere. C’hanno pensato a più riprese nei secoli la natura e la crudele stupidità degli uomini a vibrare colpi durissimi su questo capolavoro che però è sempre risorto a nuova vita.
Dopo la disastrosa piena del 1557 il ponte fu ricostruito a tempo di record e vide la luce il 15 settembre 1570 nella forma che ancora oggi conosciamo, dove molti critici e specialisti (a cominciare dal grande Carlo Ludovico Ragghianti) hanno riconosciuto un impianto e una concezione decisamente michelangioleschi, per quanto la paternità dell’opera sia stata attribuita per secoli e senza discussione a Bartolomeo Ammannati (grande estimatore di Michelangelo).
Nella notte tra il 3 e il 4 agosto 1944 il ponte, insieme a tutti gli altri (con l’eccezione del Ponte Vecchio) venne fatto saltare dai nazifascisti, per ritardare l’avanzata degli alleati verso nord. Nel dopoguerra si accese il dibattito sulle caratteristiche progettuali che avrebbe dovuto assumere la ricostruzione; prevalse la scelta di ricostruire il ponte ‘Dov’era e com’era’, sfruttando anche il recupero di gran parte del materiale originario e seguendo il principio del ripristino filologico indicato da Bernard Berenson, in base alle tecniche usate  nel XVI secolo. Protagonista di tale operazione fu l’architetto e funzionario della soprintendenza, Riccardo Gizdulich (Fiume 1908 – Firenze 1983), che durante la Resistenza aveva operato come partigiano nel Mugello; fu lui a dirigere i lavori di rifacimento insieme all’ingegnere Emilio Brizzi.
Il 16 marzo 1958 il ponte viene ufficialmente restituito alla città, con una prolusione del ministro fiorentino Adone Zoli, destinato di lì a poco ad assurgere alla carica di presidente del consiglio.
Ma la festa diventa definitiva soltanto il 28 dicembre 1961 quando, in un’atmosfera di grande emozione collettiva, viene ricollocata al suo posto la testa della Primavera (una delle statue delle quattro stagioni poste ai due lati del ponte), accidentalmente rinvenuta mentre si dragava il fondo del fiume.  Le ferite della guerra sono finalmente alle spalle…



LE GIORNATE DEL F.A.I.

In occasione dell’arrivo della stagione primaverile il Fondo Ambiente Italiano ha proposto l’ormai irrinunciabile appuntamento con ‘Le Giornate del FAI’ (25-26 marzo), che rappresentano un’occasione spesso unica per accedere a parti fondamentali del nostro patrimonio paesaggistico, artistico e architettonico. Firenze, come sempre, ha offerto un’ampia gamma di visite guidate e due di queste hanno coinvolto direttamente il nostro quartiere. Vediamo di cosa si tratta.

Manifattura Tabacchi (Cascine)
9° classificato al censimento dei Luoghi del Cuore 2014 con 1.668 voti.
Il periodo del razionalismo italiano nel primo dopoguerra è caratterizzato dalla ricerca di un nuovo stile moderno e dinamico, spesso declinato in austera semplicità delle forme. In questo contesto si pone la realizzazione della ex Manifattura Tabacchi i cui lavori iniziarono nel 1933 e finirono nel 1940. L’eleganza e la modernità delle linee architettoniche con la semplicità delle strutture portanti in cemento armato fanno ipotizzare l’intervento dell’ing. Pier Luigi Nervi. La manifattura cessò di operare il 16 marzo 2001 e sono in corso progetti per il recupero dell’imponente struttura.

Palazzo Valori Altoviti (Borgo degli Albizi)
Il palazzo, detto "dei Visacci" per i ritratti di illustri fiorentini scolpiti in facciata, risale alla prima metà del Cinquecento, quando Baccio Valori il Giovane ampliò la quattrocentesca dimora degli Albizi e fece ridisegnare il prospetto dall'architetto e scultore Giovanni Battista Caccini. Successivi lavori di ampliamento e decorazione si ebbero nel 1687 e nel 1727 quando la proprietà passò prima ai Guicciardini e poi agli Altoviti. Dal 1978 il piano nobile è sede della loggia massonica fiorentina del Grande Oriente d'Italia.