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Percorso: Home > Articoli per newsletters > Quartiere1 > Cultura > UN VIAGGIO NEL TEMPO ALLA SCOPERTA DELLE GRANDI DONNE A FIRENZE
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JESSIE WHITE-MARIO, ‘MISS URAGANO’
 

Se passate da via Romana, al n.121 troverete una targa con scritto ”Jessie White-Mario, inglese per nascita/per anima e per opere italiana/consolatrice di feriti sui campi di battaglia/storiografa dell’apostolato mazziniano e dell’epoca garibaldina”.
Ma chi era costei? Questa sì che è una figura da conoscere…
Nel fare l’Italia anche le donne ci hanno messo del loro, ma se ne trova ben poca traccia nella memoria condivisa del Risorgimento dove sono gli uomini i protagonisti mentre il «gentil sesso» fa perlopiù da comprimario. Una delle poche eccezioni è rappresentata proprio da Jessie White Mario, donna inglese volitiva e colta, innamorata del nostro Paese e integralmente dedita dapprima alla causa dell’indipendenza, poi al riscatto politico e civile dell’Italia unita. Spinta fin da piccola da un carattere energico e impetuoso, compiuti gli studi a Parigi, si trasferì a Nizza dove conobbe Garibaldi con cui strinse eterna amicizia. Così accadde anche con Giuseppe Mazzini, conosciuto a Londra nel 1856, che la ribattezzò «Hurricane Jessie», l’Uragano Jessie. Quel soprannome di «Miss Uragano» si riferiva al suo coraggio pieno di slanci impetuosi di generosità, che certo nulla toglieva alla sua femminilità. Intelligente, non bella, aveva un eloquio chiaro capace di incantare l’uditorio durante le sue molte conferenze pubbliche in Inghilterra o negli Stati Uniti, tenute in un’epoca in cui le donne erano del tutto tagliate fuori dalla vita politica. Sopportò per quattro mesi il carcere di Sant’Andrea, accusata di aver avuto parte nella mancata insurrezione genovese. In quell’occasione Mazzini le presentò Alberto Mario da Lendinara e fu il classico colpo di fulmine. Lo sposò a Londra lo stesso anno. I due formeranno una copp

ia molto unita sentimentalmente, liberale nelle convinzioni come nei comportamenti: lei mazziniana, lui federalista. Sulle tracce di Garibaldi, furono di nuovo arrestati in Lombardia nel 1859 per poi andare in esilio a Lugano. Fu donna d’azione, come quando organizzò, sotto il fuoco borbonico, il servizio infermieristico per i garibaldini durante l’impresa dei Mille, ma anche di pensiero poiché la sua penna battagliera fu sempre al servizio della causa italiana fin dal 1856.. In 40 anni pubblicò 143 articoli, occupandosi anche della schiavitù in America e del voto alle donne. Come giornalista fu la prima "inviata di guerra". In gioventù voleva studiare da medico, ma all'epoca, anche nello Stato più moderno del mondo, la strada era preclusa alle donne. E lei cocciutamente, fece domanda d'iscrizione a tutti gli istituti e ospedali raggiungibili. Dopo tante peripezie e in ristrettezze economiche, con la morte del marito, approdò a Firenze in via Romana. Già da alcuni anni pubblicava grandi inchieste sociali sull'Italia post unitaria, su giornali inglesi e italiani, e numerosi libri e biografie. Ha scritto di Garibaldi, Mazzini, Cattaneo, curava la pubblicazione degli scritti del marito. Collaborava con Giosuè Carducci e Pasquale Villari. Insomma una vita intensa, piena, una grande giornalista e scrittrice, coerente e battagliera fino alla fine. A 65 anni le dettero, per potersi mantenere, un posto d'insegnante nella scuola magistrale femminile appena istituita. Morì a 74 anni di polmonite, perché anche in un giorno di neve era voluta andare lo stesso a far lezione alle sue allieve.

Per saperne di più si veda l’interessantissima pubblicazione a lei dedicata dal giornalista Paolo Ciampi, in occasione del 150° anniversario dell’Unità  d’Italia, ‘Miss Uragano’ (Edizione Romano). 

 

FIORETTA MAZZEI: UNA DONNA PER LA PACE

Fioretta nasce a Firenze il 26 settembre 1923. La famiglia, di antica nobiltà fiorentina, si muove nel solco di una viva tradizione cristiana. Nel 1943 conosce Giorgio La Pira, ospite dei Mazzei dopo la fuga da Firenze dove era ricercato dai fascisti. La Pira spiega la Summa teologica a Fioretta e le conversazioni si allargano al grande tema della nuova Costituzione. Inizia a frequentare la  messa di San Procolo animata da La Pira e rivolta ai più poveri tra i poveri di Firenze. Intanto, con altre amiche, si occupa dei ragazzi del suo quartiere, san Frediano, spesso trascurati o in situazioni di povertà. Per loro, le cui famiglie non possono certo permettersi le vacanze, Fioretta apre una casa in montagna, a Vallombrosa, che costituirà un luogo di incontro fraterno, di riposo dello spirito, una scuola di vita. Senza dimenticare l’impulso da lei impresso alla valorizzazione di strutture assistenziali, come l’Albergo Popolare di via della Chiesa (che oggi porta il suo nome), o ludico-ricreative, come l’area Nidiaci in via dell’Ardiglione.
Questa attenzione verso i poveri o i disagiati non verrà mai interrotta nel  corso del suo cammino politico; la sua casa sarà sempre aperta a persone in difficoltà con cui intratterrà un rapporto educativo e fraterno. Nel 1951 La Pira è eletto sindaco di Firenze e la coinvolge nella sua azione politica e amministrativa, una collaborazione che si interromperà solo nel 1977, con la morte dello statista.
I due sono protagonisti di importanti progetti di pace, specialmente nell'ottica della conciliazione in Medio Oriente e nel sud-est asiatico. Incontra, tra gli altri, Golda Meir, Maometto V, Hassan II, Senghor, molti intellettuali ebrei (tra cui André Chouraqui), laici e cattolici francesi e alcuni fra più importanti teologi conciliari (padre Féret, Danielou, padre Cottier, etc.),  contribuendo in misura determinante a fare di Firenze in quel periodo  un crocevia politico e spirituale della storia contemporanea.
Dal 1960 al 1964, dal 1970 al ‘75 e poi ancora nel corso degli anni ‘80  ricopre più volte il ruolo di assessore al Comune di Firenze, sempre in settori dal particolare contenuto socio-educativo (Pubblica Istruzione, Gioventù e Cultura, Sicurezza Sociale).
Dal 1990 al 1995 è Presidente della Commissione Pace del Comune di Firenze e in questa veste promuove il gemellaggio tra Firenze e Nazareth, nel nome dell’Annunziata e del culto che anche la nostra città Le dedica, come testimonia l’omonima Basilica.
Muore a Firenze l’11 novembre 1998.
 

Approfondimenti sulla figura di Fioretta Mazzei disponibili nelle biblioteche fiorentine.
Fioretta Mazzei: una donna per Firenze, a cura di Oliviero Olivieri, Polistampa
Biblioteca delle Oblate
Fioretta Mazzei, La mia storia sacra. Diario spirituale, Libreria Editrice Vaticana
Biblioteca Pietro Thouar

 

MONNA TESSA, LA DONNA CHE INVENTÒ L’ASSISTENZA PUBBLICA



A cavallo tra 1200 e 1300 Firenze sta assumendo una dimensione, per l’epoca, decisamente metropolitana. Un concentrato e una prefigurazione delle potenzialità e delle contraddizioni che avrebbero caratterizzato la società borghese e dunque la cosiddetta epoca  moderna. Non è dunque un caso se qui si avverte la necessità di una struttura pubblica in grado di fornire assistenza e sollievo ai malati e ai bisognosi, in un binomio indissolubile tra sanità e ‘assistenza sociale’. Se i fondi per questo intervento ce li mette un potente notabile, Folco Portinari, acquistando un vasto terreno a ridosso della chiesa di Sant’Egidio e dando vita il 23 giugno 1288 all’Ospedale di Santa Maria Nuova, non deve sorprendere che l’anima operativa del progetto sia in realtà una donna, Monna Tessa, collaboratrice di Portinari e educatrice della Beatrice dantesca, che di Folco era figlia.
Monna Tessa  si incarica di creare nello spazio antistante allo ‘spedale’ un convento destinato alla congregazione delle Oblate, ‘pie donne’ che si prendono cura delle ricoverate (in questa struttura ha oggi sede la più importante biblioteca pubblica fiorentina). Nel bassorilievo marmoreo della sua pietra tombale (originariamente posta nella chiesa di Santa Margherita dei Cerchi, si trova oggi nel chiostro delle Ossa di Santa Maria Nuova) la fondatrice delle Oblate é rappresentata in piedi mentre stringe tra le mani il libro della Regola dell'Ordine da lei istituito nel 1301. Sotto il suo braccio sinistro si nota il cordoncino del terz’ordine francescano a dimostrazione dell’influenza esercitata dal santo di Assisi sulle caratteristiche costitutive di questa organizzazione.
La figura di Monna Tessa sintetizza molto bene il ruolo fondamentale di cura che le donne vengono assumendo in questa tumultuosa fase storica, in forme organizzative che non solo configurano una sorta di ‘sororismo laico’ ma praticano anche, abbracciando la povertà, una critica diretta degli stili di vita e degli status sociali del tempo, oltre ad offrire una difesa e una tutela dalla prepotenza e dall’arbitrio maschile (tema, ahinoi, al giorno d’oggi tutt’altro che scaduto).    

Approfondimenti sulla figura di Monna Tessa disponibili nelle biblioteche fiorentine.

Piero Chiminelli, Monna Tessa attraverso i secoli, Libreria Editrice Fiorentina
Biblioteca delle Oblate solo per la consultazione in sede

Monna Tessa e le oblate ospitaliere di S. Maria Nuova di Francesco Leoncini
disponibile per la consultazione in alcuni istituti del sistema documentario fiorentino

Sul fenomeno del monachesimo femminile si raccomanda la lettura del fondamentale ‘Chiara di Assisi. Elogio della disobbedienza’ di Dacia Maraini (Rizzoli 2014).

 

PLAUTILLA NELLI, LA SUORA PITTRICE

C’è una storia dell’arte che non si racconta, oscurata da una cultura prettamente maschilista.
E’ quella delle donne, solitamente viste nell’arte solo come muse ispiratrici. Per troppo tempo non è emersa invece la storia che le vede protagoniste attive nel ruolo di pittrici.
Per quanto sin dall’epoca medievale vi sia traccia di donne dedite alle varie forme di espressione d’arte è nel Rinascimento che il loro valore comincia ad emergere, con storie a volte sorprendenti.
E non poteva certo mancare tra loro una donna fiorentina, Plautilla Nelli (1524-1588).
Entrata a quattordici anni nel convento domenicano di Santa Caterina in Cafaggio, in piazza San Marco, vi iniziò a dipingere miniature da autodidatta. Ricoprì la carica di priora e fu a capo di una fiorente bottega artistica grazie alla quale numerose consorelle sue discepole contribuirono alla diffusione di immagini sacre. Intesa come parte integrante del lavoro quotidiano delle suore e approvato come regola di tutte le terziarie domenicane, la creazione di immagini sacre era valutata essenzialmente per la loro efficacia devozionale e non certo dal punto di vista dell’originalità dello stile o della composizione. 
Di Plautilla parla anche Vasari in termini lusinghieri, pur non mancando di rilevare nei suoi quadri la tendenza  a riprodurre tratti femminei anche nelle figure maschili  “avrebbe fatto cose meravigliose se, come fanno gl’uomini, avesse avuto commodo di studiare ed attendere al disegno e ritrarre cose vive e naturali”.   Questa difficoltà è facilmente spiegabile con la sua condizione, come osserva Vincenzo Fortunato Marchese: “E’ tradizione che Suor Plautilla, volendo studiare il nudo per la figura di Cristo, si giovasse di quella di una monaca defunta, e le altre suore celiando fossero solito dire che la Nelli in luogo di Cristi faceva Criste”.
La maggior parte delle sue tele sono state dipinte per il convento di Santa Caterina, ma oggi risultano distrutte, o situate in altro luogo. Per fortuna in altre chiese domenicane si trovano alcune opere da lei dipinte come le lunette con San Domenico e Santa Caterina per il Cenacolo di San Salvi, attribuite soltanto di recente.
Di lei possiamo ammirare: il Compianto sul Cristo morto, proveniente dalla chiesa del convento di Santa Caterina, oggi al Museo di San Marco a Firenze; una Pentecoste, nella chiesa di San Domenico a Perugia; una Ultima Cena, proveniente dal refettorio del monastero di Santa Caterina, oggi nel refettorio del monastero di Santa Maria Novella a Firenze.  A proposito de  L’Ultima Cena, si tratta dell’unico  quadro al mondo con questo soggetto che sia stato dipinto da una mano femminile e proprio per questo è stata  lanciata una campagna internazionale di raccolta fondi per finanziarne il  restauro. Per contribuire al restauro:  https://www.indiegogo.com/projects/thefirstlast-plautilla-nelli-painting-restoration-history-italy--2#/


La figura di Plautilla è stata ampiamente rivalutata e valorizzata grazie  a un’organizzazione statunitense, The Advancing Women Artists Foundation (AWA), e  alla sua fondatrice, la studiosa Jane Fortune che, durante un soggiorno fiorentino, entrò in contatto con le sue opere, rimanendone affascinata. La Fortune dichiara di aver  ritracciato e censito nei musei e nelle chiese di Firenze più di 2.000 opere di artiste donne, una sorta  di storia dell’arte parallela che bisogna assolutamente far conoscere.
Da questa esigenza  nasce la mostra Arte e devozione in convento sulle orme di Savonarola (agli Uffizi, Galleria delle Statue e delle Pitture, fino al 4 giugno), curata da Fausta Navarro e dedicata proprio a Plautilla Nelli  con esposizione dei suoi dipinti e di due codici miniati appena restaurati da AWA. 
Nel 2018 l’opera verrà esposta nel complesso di Santa Maria Novella, in concomitanza con l’ampliamento del museo che ripristinerà l’unità dell’antica comunità domenicana grazie all’acquisizione dei locali finora rimasti in dotazione alla Scuola dei Marescialli.