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VIA DI MONTE OLIVETO.

Collina o città? Fino al 1334 salendo questa ripida ma affascinate strada ci si arrampicava sul “Monte di bene”, da quella data in poi, cioè dall’insediamento dei Monaci Olivetani (il cui ordine fu fondato sul Monte Oliveto, presso Siena), la zona prende il nome dall’ordine religioso. Qui, oltre alla bella chiesa di San Bartolomeo a Monte Oliveto, potrete ammirare, immersi in una tranquillità protetta dai secolari muretti a secco, delle impagabili viste su Firenze.


 

GUELFI E GHIBELLINI

Anche i merli di Palazzo Vecchio, nel pieno rispetto della tradizione storica, si dividono in guelfi e ghibellini. Ci avevate mai fatto caso che il nobile Palazzo della Signoria è corredato da due diversi tipi di merlature? Quella delle mura è a struttura piana, tipica dell'architettura guelfa e quella della Torre di Arnolfo a "coda di rondine", di tipica fattura ghibellina. Ipotizzando che una parte è stata costruita sotto dominio guelfo e l'altra sotto quello ghibellino, che c'è di strano? E invece no, perchè quando è stato costruito Palazzo Vecchio (inizio XIV secolo) i ghibellini erano già stati scacciati da tempo e infatti tutte le rappresentazioni d'epoca, che ci sono giunte, mostrano la torre con i merli piani; solo dalla metà del 1500 in poi si osservano dipinti dove i merli del palazzo sono a coda di rondine. Visto che un ritorno ghibellino al comando della città è da escludere, che cosa è successo veramente? L'ipotesi più accreditata è che i merli, in origine guelfi, furono fatti a coda di rondine in occasione di un restauro, in un periodo in cui il tempo aveva ormai cancellato ogni riferimento politico alla merlatura. Ma a noi piace pensare che i fiorentini, da sempre pronti a dividersi su tutto, abbiano saputo trovare un illuminato momento di condivisione e fratellanza, dissotterrando, almeno idealmente, "l'ascia di guerra", in un gesto simbolico che dicesse: Palazzo Vecchio (e quindi Firenze) è di tutti i fiorentini, Guelfi e Ghibellini. La storia ci smentisce clamorosamente, lo sappiamo, ma in questa atmosfera di feste e di buoni sentimenti, che fatichiamo a salutare, lasciateci un po' sognare.
 

LE ‘PALLE’ DEI MEDICI
 

Ultimamente i Medici vanno molto di moda, il successo di una recente serie tv ha riaccesso l'interesse per una delle famiglie più importanti e discusse di sempre. In questi giorni, libri e dvd dedicati alla dinastia fiorentina, c'invitano, dagli ammiccanti scaffali delle librerie, ad un regalo di stampo storico; ma noi vogliamo parlarvi di un mistero ancora insoluto: l'origine del loro nome. La leggenda vuole che i membri di questa famiglia siano originari del Mugello e che, quando Carlo Magno, proprio nei pressi di Firenze, si ammalò di una infezione polmonare, abbiano guarito l'imperatore. Carlo rimase molto colpito dai suoi salvatori, tanto da tributargli onori e dispensargli favori, a cominciare dalla possibilità di chiamarsi con il titolo di Medici e di porre, nello stemma familiare, undici palle rosse in campo d'oro, simbolo delle pillole che servirono a guarirlo. Pochi sono i fatti a sostegno di questa tesi, ma è certo che, anticamente, le pillole fossero proprio dipinte di rosso o d'oro e se consideriamo come la famiglia fosse devota ai santi Cosma (Cosimo) e Damiano, esperti nell'arte medica, forse qualcosa di vero, in questa leggenda, c'è. Altri sostengono che non si tratti di pillole ma di "bisanzi", le antiche monete di Costantinopoli, che richiamerebbero alla propensione dei Medici per il cambio e il prestito di denaro. Ma a pensarci bene un'altro mistero sta proprio nello stemma; perchè più la famiglia aumentava il proprio potere e più le palle diminuivano di numero? Nessuno sembra saperlo con certezza, ma sta di fatto che lo stemma è stato rivisto più volte; Cosimo il Vecchio lo portò a otto palle dopo che suo padre Giovanni lo aveva ridotto a nove, Piero il Gottoso lo portò a sette e Lorenzo il Magnifico a sei. Questa dinastica furia censoria si placò in epoca granducale, di Cosimo I l'onore della modifica definitiva, otto palle in scudo ovale, il tutto sormontato da una corona nobiliare.