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LA CHIESA DI DANTE
A onor del vero si chiama Santa Margherita dei Cerchi, intitolata alla famiglia fiorentina che nel 1353 ne deteneva il patronato, ma il suo nome è associato da sempre al Sommo Poeta. 

 
Posta a pochi metri da via del Corso, è un po’ nascosta alla vista e spesso è ignorata dai passanti meno attenti, ma questa chiesa è ricca di curiosità e noi ve le vogliamo raccontare. La sua storia è antica e inizia almeno nel 1032, quando se ne hanno le prime tracce scritte; nel corso dei secoli ha subito vari rimaneggiamenti fino alla struttura attuale, semplice e minuta, ma graziosa.
Ma perché è detta “Chiesa di Dante”? Secondo la tradizione è qui che Dante sposò Gemma Donati (secondo altre fonti il matrimonio avvenne nella vicina San Martino) e sempre qui vi conobbe la donna che “ispirò” i suoi capolavori, quella Beatrice Portinari resa immortale dalla “Divina Commedia” (alcuni sostengono che l’incontro avvenne nella Badia Fiorentina). Nei secoli queste, che forse sono solo suggestioni, si sono solidificate e, sorrette dai dipinti che adornano la chiesa (alcune tele tardo rinascimentali e ottocentesche mostrano questi avvenimenti), nonché dalla presenza della tomba di Beatrice, si sono trasformate in credenze abbigliate di verità. Sicuramente qui venne sepolto Folco Portinari (padre della musa dantesca) e sicuramente qui trovò sepoltura tutta la famiglia di Beatrice. La piccola chiesa è comunque meta degli appassionati di Dante, che vogliono sognare sulle tracce del “sommo poeta” e perché no, degli ammiratori della musa Beatrice, alla quale i turisti lasciano sulla tomba messaggi personali, un po’ come si farebbe con una rock star.
In questa chiesa ha sede poi la "Venerabile Compagnia dei Quochi" (sic !), dedicata a San Pasquale Baylon, patrono dei cuochi e pare anche inventore dello "zabaione".
 
IL CHIOSTRO DELLO SCALZO
Uno dei massimi capolavori di Andrea del Sarto, il maestro del manierismo fiorentino, che vi ha lavorato per quasi due decenni.


Il Chiostro dello Scalzo, uno dei tanti gioielli seminascosti nell’immenso panorama che è il patrimonio artistico del nostro centro storico. Il chiostro nasce come portico di accesso alla chiesa della Compagnia dei Disciplinati di San Giovanni Battista che, rimasto in piedi a seguito alla distruzione della chiesa, è oggi un piccolo museo aperto al pubblico (via Cavour n. 69). Ma perché è detto “dello Scalzo”? I membri della Compagnia (attiva tra il 1376 e il 1785), durante le processioni, erano soliti trasportare il crocifisso coperti da un saio nero e a piedi scalzi; da qui l’appellativo con il quale i Fiorentini riconoscevano il portatore della croce; “lo scalzo”, appunto.
La forma architettonica, semplice, ma non priva di un certo fascino è di Giuliano da Sangallo, l’interno, raccolto e luminoso, è affrescato da Andrea del Sarto. Andrea lo dipinse nell’arco di molti anni (dal 1509 al 1526), da giovanissimo pittore fino ad affermato genio del Manierismo; questo ci da la possibilità di apprezzare in un unico ambiente tutta la progressione stilistica del “pittore senza errori”, in un viaggio fondamentale per capire l’arte del Cinquecento. Il ciclo di affreschi, dedicato alle storie di Giovanni Battista, vide anche la collaborazione di un altro grande del periodo, il vulcanico Franciabigio, amico e collaboratore di del Sarto che, durante un soggiorno francese del pittore (1518-1519), portò avanti l’opera. Questo chiostro fu particolarmente caro ad Andrea che, abitando in quella che oggi è via Capponi, era giusto “uscio e bottega”; questa vicinanza gli permise di dedicarsi all’opera con calma riflessiva, lavorando a tempi alterni e maturando con sapienza quelle idee che avrebbe poi trasposto sulle pareti. La scelta di dipingere le scene in toni di grigio (si potrebbe dire in bianco e nero), non toglie niente alla suggestione del chiostro, anzi, rende il tutto avvolto da un’aria di solennità e permette di apprezzare maggiormente il virtuosismo dell’artista. Quindi, se vi trovate in zona San Marco, fatevi un regalo, a costo zero e a soddisfazione garantita.