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Percorso: Home > Articoli per newsletters > Quartiere 5 > PRIMO PIANO > GIOCO PATOLOGICO. COME SI MANIFESTA, COME LO SI COMBATTE
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Il gioco appartiene al registro della sanità. Facilita la crescita, favorisce la socializzazione, rappresenta un utile svago e una piacevole evasione temporanea dalla quotidianità per scaricare le tensioni accumulate o per provare l'emozione del rischio. Tuttavia, l'esperienza ludica è, a volte, talmente coinvolgente da compromettere lo stato di salute dell'individuo.

Il gioco d'azzardo (gratta e vinci, lotto, superenalotto, videogame, slot-machine ecc.), rientra nella categoria dei giochi di alea (fortuna), è quindi una scommessa su ogni tipo di evento a esito incerto in cui il caso, in grado variabile, determina l'esito finale.

La maggior parte degli autori che hanno studiato il versante patologico del gioco d'azzardo, sono concordi nell'affermare che la caratteristica dominante dei giocatori patologici è quella di essere sopraffatti da un'incontrollabile brama di giocare . Negli ultimi anni ha cominciato a farsi strada l'ipotesi che tra gioco d'azzardo patologico e abuso di sostanze ci siano evidenti interconnessioni: bere, usare droghe, abusare della rete, giocare d'azzardo, sono forme di dipendenza assimilabili, e per certi aspetti sovrapponibili.

Infatti, a partire dagli anni ’90, il gioco d'azzardo patologico è stato inserito nel gruppo delle

“dipendenze senza droghe”, un vasto gruppo di condotte additive connesse a situazioni di per se stesse non dannose (per es. lo sport, il sesso, l'uso delle nuove tecnologie) che in alcuni soggetti arrivano ad assumere le caratteristiche della dipendenza.

Da questo punto di vista, il giocatore d'azzardo patologico è come un tossicomane, che vive momenti high connessi alla giocata (con sensazione di attivazione ed euforia) e momenti down tra una giocata e l'altra (con sintomi depressivi e ansiosi, irritabilità etc.).

Si presentano inoltre situazioni tipiche come perdita del controllo, incapacità di limitare l'attività del gioco e tendenza a protrarre la condotta nonostante le conseguenze.

I giocatori patologici rappresentano, apparentemente, una piccola parte della popolazione. Dalle numerose ricerche epidemiologiche condotte è emerso che a sviluppare la patologia è una percentuale di circa il 3% della popolazione (Croce, 2001); percentuale che in quanto riferita all'intera popolazione, delinea la presenza di un numero allarmante di giocatori patologici (circa 6 milioni).

Oltre ai giocatori patologici si individuano altre tipologie di giocatori: i “ problematici” e i "sociali".

I giocatori problematici sono individui che, non riuscendo ad avere un pieno controllo sul gioco, giocano in un modo che comincia a compromettere l'ambito personale, familiare e sociale e sono fortemente a rischio di diventare giocatori patologici. Questa tipologia di giocatore rappresenta una porzione più ampia della popolazione. Infine, i “giocatori sociali” possono essere distinti in “giocatori occasionali” e “ giocatori abituali”: appartengono a queste tipologie quegli individui che giocano solo per divertirsi, per passare il tempo o per rilassarsi e sono in grado di smettere di giocare in qualsiasi momento.

Il passaggio da giocatore problematico a giocatore patologico è un processo graduale che dipende da tante variabili (individuali e socio-ambientali) e che conduce all'impossibilità a smettere nonostante la volontà di farlo, sviluppando il soggetto un vero e proprio desiderio irresistibile.

Indicatori di questo passaggio sono alcuni sintomi e comportamenti che non vanno sottovalutati:

irritabilità, aggressività non motivata, bugie ripetute, assenza da scuola o dal lavoro, furti in casa, insonnia, disinteresse generale.

 

 

Presso il SerD (Servizio per le Dipendenze) del Q.5 un' equipe multiprofessionale effettua interventi integrati rivolti al singolo e alla sua famiglia.

Le persone interessate possono accedere direttamente al trattamento telefonando al SerD di via Lorenzo Il Magnifico102 (055-6934430 -6934406),dal lunedì al venerdì dalle 7.30 alle 14.

E' previsto un percorso differenziato rispetto alle altre attività del SerD.

Dopo il contatto telefonico viene fissato un primo colloquio di accoglienza con il giocatore e/o i familiari con la finalità di analizzare la domanda e le problematiche relazionali, sociali, legali ed economiche legati al gioco.

E' possibile una valutazione medico-psichiatrica, psicologica e socio-educativa e un trattamento integrato e personalizzato a seconda dei bisogni emergenti nei singoli casi. E' possibile anche effettuare una consulenza legale per eventuali problemi economici connessi al gioco.

L'intervento terapeutico si articola in setting individuali, familiari e di gruppo. Sono previsti invii ai gruppi di auto-aiuto territoriali (Giocatori Anonimi) e, se necessario, in strutture residenziali specifiche (Comunità Terapeutiche). L'obiettivo del programma, nelle sue articolazioni, è quello del contenimento e della remissione del sintomo e, dopo un anno di programma con esito positivo, è prevista la dimissione del paziente con un follow-up di incontri individuali e familiari.

 

Per info e contatti: Fronte-office : 055.6934430, dr.ssa A.Iozzi 055.6934406

adriana.iozzi@uslcentro.toscana.it