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La Torre della Zecca, storico baluardo dell’Arno ad est della città, quasi 25 metri di altezza, posta quasi specularmene davanti alla Torre di San Niccolò, è stata restaurata dopo che nel 2014 si erano manifestati evidenti segni di pericolosità. L’intervento è costato 300 mila euro e si è concluso dopo circa un anno e mezzo di lavori. In seguito al distacco di alcuni frammenti del paramento lapideo nel 2014 è stato approvato uno specifico progetto di restauro manutentivo. Il progetto è stato inserito nel programma “Florence I Care” per la conservazione e la valorizzazione del patrimonio artistico della città. Il Comune di Firenze, senza diretta assunzione di oneri finanziari a proprio carico, ha proceduto alla concessione di spazi pubblicitari da affiggere sul ponteggio necessario alla esecuzione dei lavori, in cambio della realizzazione dell’intervento di restauro e della messa in sicurezza dei paramenti esterni della Torre. I proventi derivanti dalla vendita degli spazi pubblicitari, a cura del concessionario Independiente srl, hanno interamente finanziato l’esecuzione dei lavori delle opere progettate dagli uffici comunali da parte dell’ impresa Ires spa Costruzione e Restauri associata in A.T.I con Independiente srl.
Le lavorazioni di restauro e di consolidamento del paramento murario in pietra arenaria, gravemente degradato, hanno interessato l’intera superficie esterna dei quattro prospetti. All’interno sono stati realizzati un impianto di servizio per l’ illuminazione degli ambienti e i corrimani in cima alla terrazza e lungo le scale, con la finalità di rendere nuovamente accessibile la torre.
L’obiettivo dell'amministrazione comunale è ora quello di aprirla al più presto al pubblico, dopo che è rimasta inaccessibile per 15 anni. Questo restauro si inserisce in un progetto che va avanti da anni e che ha già visto restaurare la torre di San Niccolò mentre si stanno per concludere i lavori alla Torre della Serpe che sarà riaperta nelle prossime settimane. Si delinea dunque sempre più chiaramente un percorso turistico e culturale che valorizzerà e renderà accessibile tutto quel che resta dell’antica cinta muraria.

 

La torre della Zecca/ Scheda storica

La Torre chiudeva le mura di Firenze verso l’Arno ad est e per questo si può parlare di “torre terminale”. Fu eretta a protezione del mai eseguito Ponte Reale, progettato negli anni precedenti la disastrosa alluvione del 1333, e a difesa del tratto di mura che si protraevano fino al fiume. A differenza della gemella Torre San Niccolò, sull’altra sponda dell’Arno, la Torre della Zecca è sempre stata cieca, senza nessun passaggio. Nel 1532, scapitozzata, fu incorporata su progetto di Antonio da San Gallo il Giovane nel “Baluardo di Mongibello” collegato a gore, mulini e altri edifici che formavano in questa zona un tipico agglomerato. Il nome sembrerebbe derivare dalla presenza al suo interno dell’ officina della zecca fiorentina. Nel corso dei lavori di ingrandimento della città di Firenze, progettati da Giuseppe Poggi nella seconda metà dell’Ottocento, fu isolata e posta a traguardo dei viali di circonvallazione.

 

Le mura di Firenze, un patrimonio monumentale che ci aiuta a leggere la storia della città

La tutela e la valorizzazione delle mura fiorentine ci aiutano a entrare in contatto con la complessa storia della città, dandoci l’opportunità di compiere un vero e proprio viaggio nelle stratificazioni del tempo. Lo spostamento della capitale d’Italia da Torino a Firenze (1865) riconsegnò alla nostra città un ruolo di grande importanza che mancava dal Rinascimento, quando era idealmente la capitale d’Europa, al sicuro nella sua alta e solida cintura difensiva. La ristrutturazione pensata dall’Architetto Giuseppe Poggi ci consegnò una Firenze molto simile a come la conosciamo oggi, una città che aveva dovuto cambiare pelle, svestendo le vestigia medievali per indossare l’abito di una moderna capitale. Questo passaggio non fu indolore, i cambiamenti necessari per adeguarsi ai nuovi standard richiesero l’abbattimento di quasi tutta la cinta muraria e la rinuncia a un simbolo della sua grandezza. Nel corso della storia numerose cerchie difensive si sono succedute quando la necessità ne richiedeva di nuove, in base all’espansione urbanistica e all’aumentare dell’importanza come centro culturale ed economico. Le prime risalgono all’epoca romana quando Firenze era un “castrum” di poche migliaia di abitanti, a queste seguirono quelle di epoca bizantina e carolingia, poi l’importante incremento voluto da Matilde di Canossa (1078) e quello del XII secolo che incluse per la prima volta l’Oltrarno. Nel XIII secolo, su progetto di Arnolfo di Cambio, raggiunsero la struttura quasi definitiva con le sessantatre torri difensive e le dodici porte di accesso. Successive modificazioni sono di epoca rinascimentale con la costruzione delle fortezze di “Belvedere” e “da Basso”. L’intervento del Poggi (1864) eliminò la cinta muraria per realizzare ampie arterie di circolazione (i viali), grandi piazze scenografiche inserite in nuove aree urbane e il complesso del piazzale Michelangelo. Oggi possiamo ancora ammirare molte delle vecchie porte, disseminate un po’ per tutto il tracciato originario, ma soltanto alcune delle tante torri che, come le mura, subirono maggiormente l’impatto della ristrutturazione; gli ultimi esempi di mura si trovano principalmente in Oltrarno, da San Frediano verso Porta Romana e da Boboli verso il Forte Belvedere fino a San Niccolò, dove l’espansione urbana era limitata dalla zona collinare e le operazioni di abbattimento risultavano inutili e costose.