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Caro vescovo di Roma Papa Francesco,                                           

il 10 novembre, in occasione del V° Convegno Ecclesiale Nazionale dedicato ad un “nuovo umanesimo”, verrai a Firenze, la città del Rinascimento e dell’Umanesimo: fenomeni che, è utile ricordarlo, furono osteggiati e rifiutati da chi aveva una visione del mondo ciecamente teocratica, ma che poi la storia ha mostrato come abbiano aperto nuove strade positive per l’umanità intera. 
Con papa Giovanni XXIII si è aperto un “nuovo umanesimo” anche nella Chiesa cattolica, con un Concilio che affermava l’importanza di distaccarsi dalla visione tridentina di una Chiesa rigidamente verticale, gerarchica, esclusivamente maschile - il papa, i vescovi uniti col papa, il clero obbediente, il popolo suddito - per dare riconoscimento, valore e prospettiva alla “Chiesa Popolo di Dio”.
Il Concilio Vaticano II, che allargò il cuore alla speranza a molti vescovi del mondo e a molti credenti e non credenti, fu quasi subito frenato da chi vedeva appannato il proprio potere. Fu ostacolato per riaffermare quella visione imperiale e dogmatica, difesa attraverso i secoli, che si distinse per l’eliminazione sistematica degli “eretici”, per l’inquisizione e, arrivando a tempi più recenti, per l’emarginazione e soppressione silenziosa di quanti hanno cercato di dare concretezza al Vangelo nel solco delle linee aperte dal Vaticano II.
Di fronte ai preparativi che si stanno facendo per accoglierTi, abbiamo sentito il bisogno di richiamare alla memoria la presenza nella nostra città di una Chiesa Popolo di Dio che ha una storia ricca di esperienze di base, di comunità, di testimonianze di uomini e donne, preti e laici, che si sono spesi e continuano a spendersi cercando una coerenza personale e comunitaria con il messaggio evangelico nell’orizzonte aperto dal Concilio Vaticano II. Ma spesso queste persone ed esperienze sono state oggetto di emarginazione: sono stati mortificati preti ed esperienze tra le quali quelle di: don Lorenzo Milani e le sue esperienze pastorali; Padre Balducci, la sua elaborazione teologica, la comunità della Badia Fiesolana; la comunità della Resurrezione e Luigi Rosadoni prete e teologo; Padre Vannucci e la comunità delle Stinghe; il gruppo biblico di Rignalla e Bruno Brandani parroco; Bruno Borghi prete operaio; padre Ernesto Simoni; padre Franco Del Zanna; la comunità del Vingone con Fabio Masi, parroco; la comunità dell’Isolotto con i preti Enzo Mazzi, Sergio Gomiti, Paolo Caciolli; la comunità della Casella; la comunità delle Piagge e Alessandro Santoro, prete.
Queste esperienze, queste comunità, hanno cercato di non soccombere a tali repressioni, ognuna come ha potuto, e hanno continuato il cammino. 
Alcuni preti, dopo la morte, sono stati di nuovo “benevolmente” accolti nella Chiesa, ma senza che il loro messaggio profetico, spesso critico nei confronti della Chiesa gerarchica e istituzionale, fosse davvero compreso e realmente accolto. Per questo pensiamo che, andare a Barbiana o alla Badia Fiesolana sia un gesto che non rende ragione alla loro sofferenza, alla loro testimonianza, alle loro scelte di vita, ai loro cammini di fede.
Non ci troverai nei luoghi e nei percorsi che si stanno preparando per il Tuo arrivo, noi siamo “i resti” che rimarranno in quella periferia dove è stato possibile vivere il Vangelo e fare comunità nella piazza, nella scuola, per la strada. Questa in breve la nostra storia.
A don Mazzi, poi coadiuvato da don Gomiti, fu affidata nel 1954 dal cardinale Elia Dalla Costa la neonata parrocchia dell’Isolotto. I preti e i laici cercarono fin da subito di formare una comunità di fratelli, capace di leggere e comprendere il messaggio biblico e il Vangelo, animata da quanto espresso da Giovanni XXIII nella Pacem in Terris, che andasse oltre le divisioni tra credenti e non credenti, tra cattolici e comunisti, tra istruiti e non, tra buoni e cattivi, che eliminò la consuetudine (talvolta con “tariffari”) del denaro per i servizi ministeriali dei preti, pronta ad aprirsi ai bisogni di concreta accoglienza degli ultimi (ragazzi senza famiglia, ex-carcerati, disabili, lavoratori in difficoltà, profughi) e a riconoscere loro il diritto a percorsi di autonomia. Questa comunità, non per ideologia ma per sforzo di aderenza al messaggio evangelico, ha seguito le vicende storiche del momento, esprimendo sostegno ai poveri, agli emarginati, ai lavoratori, ai senza-casa, ai neri nel Sudafrica dell’apartheid e negli Stati Uniti, ai perseguitati dalle dittature del Sud e Centro America, ai popoli alla ricerca di liberazione, pace e democrazia. Un sostegno basato su una conoscenza reale dei problemi attraverso una molteplicità di incontri con uomini e donne di tutto il mondo.
Ma da Roma arrivò il cardinale Florit che stroncò quest’esperienza così come altre che erano fiorite a Firenze in quegli anni. La chiesa dell’Isolotto fu chiusa per oltre sei mesi e poi riaperta con nuovi parroci chiamati da Vicenza. Il giorno in cui venne chiusa, la comunità parrocchiale rimase fuori, nella piazza, leggendo il Vangelo della Passione.
Furono poi addirittura incriminate centinaia di persone, successivamente tutte assolte ma sottoposte alla sofferenza e alla umiliazione di un processo penale.
Nacque così una comunità di base, che si è collegata con molte altre nate in quegli anni in Italia, in Europa e nel mondo, e da allora abbiamo continuato a celebrare l’Assemblea Eucaristica, tutte le domeniche, in piazza per quarant’anni e continuiamo a farlo ogni domenica in un locale in via degli Aceri n° 1 all’Isolotto.
Pur con i limiti che caratterizzano ogni esperienza umana, in questi lunghi anni abbiamo testimoniato la possibilità di vivere una Chiesa come comunità, povera, senza potere, non gerarchica, non maschilista, dove il sacerdozio non fosse prerogativa dei preti ma di tutto il Popolo di Dio (I Let. Pietro), dove non ci fossero “né padri né maestri perché uno solo è il Maestro”.
Caro Francesco,
con questo messaggio non intendiamo chiedere accoglienze né riconoscimenti, se non quello di essere ascoltati e considerati come interlocutori e testimoni di una Chiesa popolo di Dio. Ci riconosciamo con gioia e gratitudine nei Tuoi faticosi tentativi di far passare nella chiesa il primato dello Spirito e della fedeltà al Vangelo su quello delle regole e delle leggi, di riportarla a comunità-comunione primitiva e non più “Potenza tra le Potenze”, di renderla più capace di umanità e di inclusione, più aperta al dialogo e alle istanze che vengono dal  mondo, più attenta e fattiva - come espresso nell’Enciclica Laudato si’ - nel prendersi cura del pianeta.
Per questo Ti offriamo vicinanza e sostegno fraterno, con spirito critico, sulla strada così difficile che stai percorrendo insieme a tanti altri uomini e donne di buona volontà.

La Comunità dell’Isolotto riunita in Assemblea Eucaristica