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Percorso: Home > Articoli per newsletters > Biblioteche Comunali Fiorentine > Consigli di lettura > ... dalla Biblioteca Pietro Thouar
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  • La sovrana lettrice, di Alan Bennett (Adelphi, 2007)
    Una protagonista fuori dall'ordinario, una trama serrata, un finale strepitoso, ecco gli ingredienti in sole 100 pagine dell'opera di uno dei più grandi autori del teatro contemporaneo. Titolo e copertina non traggano in inganno, l'attore principale non è così scontato! Non sveleremo l'arguzia, la raffinatezza e la dolcezza dell'intreccio, dicendo che i libri e la fascinazione delle parole sono i veri sovrani, perché sgretolano il granito di un essere umano che vive e si muove prigioniero dell'istituzione che è.
    La storia inizia quando la Regina, per la prima volta, prende in prestito un libro dalla biblioteca ambulante di Westminster. E' rapita dai mondi che intravede tra le pagine dei volumi che via via legge. Quanti ce ne sono fuori dal castello! Elisabetta II è un libro dalle pagine bianche, è ancora tutto da scrivere. La purezza e l'ingenuità del suo avvicinamento alla lettura lasciano il lettore a bocca aperta fino all'ultima riga, Essa non è contemplazione, perché «non si mette la vita nei libri. La si trova».
    Da leggere tutto d'un fiato, come sanno fare i più piccoli che divorano le pagine, bramando il finale.

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  • La belva nell’ombra, di Edogawa Ranpo (Marsilio, 1992)
    «Il viso di un biancore incredibile, un ovale dalla forma antica… Le sopracciglia, il naso, la bocca, la nuca, le spalle, tutte le linee del suo corpo… eleganti, delicate, davano un’impressione di languida fragilità… Ma sul suo collo, sulla sua nuca e probabilmente fino alla schiena profondi segni rossi, come tracce di frustate». Questa è Oyamada Shizuko, al centro del breve romanzo La belva nell’ombra (1928) di Edogawa Ranpo. Attorno a lei tre protagonisti maschili. Due scrittori di romanzi polizieschi: Samukawa, improvvisato investigatore e io narrante, le cui storie sono tutte affidate alla deduzione; Oe Shundei, autore di gialli di tutt’altro stile, incentrati sulla mentalità malvagia del criminale ed egli stesso malvagio, misterioso e introvabile, che tormenta Shizuko con lettere minacciose dalle quali risulta che può spiarla persino nell’intimità. Infine Oyamada Rokuro, il marito, un rispettabile ma ambiguo uomo d’affari.
    Fidando nell’infallibilità della sua logica deduttiva, Samukawa - che non potrà non innamorarsi della bella Shizuko (contravvenendo così ad uno dei canoni del giallo classico) che gli si affida e gli chiede protezione e conforto - si impegna a rintracciare Shundei per porre fine all’incubo della giovane donna.
    Non lo troverà ma sarà in grado di dare ugualmente una razionale spiegazione degli avvenimenti delittuosi. Ma poco dopo, guidato dalla stessa logica che si esercita sugli stessi indizi, giungerà ad un’altra spiegazione altrettanto fondata e che smentisce la prima. E se entrambe non attingessero alla verità?
    Giocato sulla possibilità che un personaggio ne impersoni un altro - “la belva nell’ombra” potrebbe non essere lo scrittore cattivo, lo scrittore cattivo potrebbe essere una terza persona - La belva nell’ombra evoca per altre vie l’amara conclusione a cui giunge il capolavoro di Dürrenmatt, La promessa: un requiem per il romanzo giallo: un’acuta deduzione può incepparsi tra le pieghe della realtà e non riuscire ad esaurire la complessità degli avvenimenti.
    Il fascino e la grazia del Giappone ancora esotico, anche se in parte già occidentalizzato, dei primi decenni del secolo scorso, le atmosfere da brivido o morbosamente erotiche, la drammaticità del finale fanno de La belva nell’ombra il capolavoro del riconosciuto iniziatore del mistery nipponico, influenzato dai romanzi di Poe e Conan Doyle. Il libro è stato pubblicato da Marsilio nel 1992 nella collana di classici giapponesi “Mille gru”; ristampato nel 2002, è ancora reperibile in libreria. Ma è possibile leggerlo anche frugando tra le centinaia di migliaia di titoli messi a disposizione dalle biblioteche della rete SDIAF.



     
  • Non lasciarmi, di Kazuo Ishiguro (Einaudi, 2006)
    «Nessuno di voi andrà mai in America, o diventerà una stella del cinema. E nessuno di voi lavorerà mai in un supermercato, come ho sentito dire da qualcuno nei giorni scorsi. Le vostre vite sono già state programmate. Se volete avere la possibilità di condurre delle vite dignitose, allora dovete sapere come stanno le cose, e saperle fino in fondo».
    Hailsham è un collegio speciale. I bambini che lo frequentano non hanno i genitori, ma non sono orfani. I tutori li sottopongono a esami medici settimanali e controllano con occhio vigile la versatilità che mostrano nelle arti, nella poesia e nella letteratura. Le loro creazioni artistiche sono periodicamente prelevate da Madame, la direttrice dell' Istituto che sembra aver paura di loro. In questo scenario enigmatico viene raccontata la storia dell'amicizia tra Kathy, Ruth e Tommy che nella spaventosa consapevolezza di essere diversi dagli insegnanti e dalla gente del mondo fuori, crescono occupandosi l'uno dell'altro e creando un affiatamento che durerà tutta la vita.
    Non lasciarmi è un libro intenso, spiazzante e tristemente poetico sull'universo dei sentimenti e su quei legami, che diventano l'unico conforto nella vita fragile e precaria dell'uomo.


     
  •  L’incidente di via Metastasio, di Linda Di Martino (Mondadori, 1996)
    I lettori di Vichi o di Gori, di Filastò e Magdalen Nabb, gli appassionati dei romanzi gialli che hanno a sfondo Firenze potranno leggere con piacere L’incidente di via Metastasio di Linda Di Martino, uscito nel 1996 e noto solo alla cerchia dei consumatori abituali de “Il giallo Mondadori”, collana nella quale fu pubblicato.
    Il facoltoso titolare di un laboratorio di ricerca farmaceutica viene trovato morto nella sua auto in via Metastasio, appena fuori Porta Romana. Tutto fa pensare al suicidio con un veleno, prodotto nello stesso laboratorio. La moglie, una raffinata, matura signora dal fascino ancora intatto, Elettra, non è convinta dalla conclusione più ovvia e vidimata dalla polizia e affida ulteriori indagini a un giovane squattrinato investigatore. Assistito dalla sua ragazza, la soave, sovrabbondante e anticonformista Caterina, con Elettra forse il carattere meglio riuscito del romanzo, il nostro si muoverà tra una folla di personaggi di tutti i tipi e ceti sociali per ricostruire un passato che solo faticosamente affiora da remote connessioni. Come nel più classico dei gialli, sarà negli avvenimenti di tanti anni fa che prende corpo la sconcertante e amara soluzione.
    Una Firenze non convenzionale ma restituita con precisione persino topografica dall’autrice, è percorsa in lungo e in largo in motorino (motorino, non scooter) dal giovane detective: dai quartieri di San Frediano e di Santa Maria Novella, dove si trova il suo sgangherato ed eccentrico alloggio, alle ville borghesi delle stradine già di campagna, al palazzo avito del lungarno, agli appartamenti, ai bar e ai mercatini assillati dal caldo opprimente della sua estate. Letto oggi, il romanzo ci restituisce una città già ben diversa dall’attuale e muove i ricordi di un non lontanissimo passato, come quelli di alcuni “luoghi di lettura” che non ci sono più, la libreria Seeber di via Tornabuoni e la biblioteca comunale di via Mazzetta, la vecchia Thouar.
    Il libro vinse il Premio Tedeschi per il miglior giallo italiano, il più importante riconoscimento per questa narrativa, con le seguenti motivazioni: «la solidità dell’impianto narrativo, l’approfondimento psicologico dei numerosi personaggi dai risvolti umani particolarmente significativi … la scrittura brillante, ironica e priva di manierismi». Mai ristampato, può essere reperito solo (e preso in prestito) presso le biblioteche comunali. L’autrice, della quale non si sa molto, ma sicuramente provvista di ottima cultura, attestata dalle forse fin troppo numerose citazioni, è scomparsa alcuni anni fa lasciando solo poche prove del suo non comune talento.


     

  •  Il sole nudo, di Isaac Asimov (Ciscato, 1976)
    Racconta di un futuro in cui l’umanità sulla terra vive confinata al chiuso, al riparo dal Sole, in una condizione di agorafobia collettiva. In contrapposizione c’è il colonizzato pianeta Solaria, i cui pochi abitanti umani vivono completamente isolati in sterminate fattorie, confortati solo dalla tecnologia, nel disprezzo dei rapporti interpersonali, ridotti allo strettissimo necessario, e a limitate comunicazioni tecnologiche per mezzo di ologrammi. L’investigatore Elijah Baley, affiancato dal robot umanoide R. Daneel Olivaw, risolverà il mistero di un omicidio ai danni di un umano solariano. Presunti colpevoli gli androidi sulla colonia, numericamente superiori agli umani. Terribile il dubbio che un “robot” possa aver disobbedito alla prima delle tre leggi della robotica, con il rischio di una guerra combattuta da robot: «un robot non può recar danno a un essere umano né può permettere che, a causa del proprio mancato intervento, un essere umano riceva danno». Il grande Asimov pare cogliere con largo anticipo l’effetto negativo sui rapporti interpersonali dall’uso esasperato della tecnologia. Arriveremo alla vita solitaria di Solaria? Al momento stiamo subendo gli effetti delle “amicizie virtuali”, delle “frequentazioni on line” (c.d. Social), di nuovi compagni di vita (gli Smartphone).



     
  • Rossovermiglio, di Benedetta Cibrario (Feltrinelli 2008)
    La protagonista del romanzo, ambientato nei primi decenni del ‘900, è una giovane donna appassionata e ribelle, ma cresciuta in una famiglia e in un ambiente caratterizzati dall’eleganza, la compostezza, la sobrietà e il rigore. Appena ventenne, accetta dunque un matrimonio combinato per lei dal padre. Il destino, però, ha messo sulla sua strada l'affascinante ed enigmatico Trott, che nell'arco di un decennio, con tre impreviste apparizioni, contribuirà a compremettere il suo delicato equilibrio. Tutto ciò accade sullo sfondo di una società italiana che sta lentamente cambiando, così come la protagonista, ancora troppo fragile per vivere la propria ribellione. In seguito al comportamento sempre più un estraneo del marito che la tradisce sfacciatamente, la protagonista sceglierà dunque di trasferirsi da sola in una proprietà a San Biagio, nella campagna senese.
    Rossovermiglio percorre vent’anni di storia italiana e ci conduce per mano alle elezioni del 1946, quando per la prima volta anche le donne andarono a esprimere la loro preferenza tra la Monarchia e la Repubblica.
    Storia intrisa di ricordi, rimorsi e rimpianti alternati a prese di coscienza e scoperte, mille emozioni scandagliate, scrutate, analizzate in tutti gli aspetti quelli più personali, più profondi e più fastidiosi fino al colpo di scena finale.

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