Ufficio stampa - Palazzo Vecchio - P.za Signoria, 1 - 50122 Firenze - Tel. 055 27681 - Fax 055 276 8282 - Email: ufficiostampa@comune.fi.it

Scorciatoie - Navigazione del Documento

Scorciatoie - Funzionalità

Percorso: Home > Articoli per newsletters > Quartiere4 > Memoria e Identita' > PODISTA E ANTIFASCISTA, LA CORSA COME METAFORA DELLA VITA
testo piccolotesto mediotesto grandeStampa la pagina RSS Twitter Facebook

 

Franco Quercioli, insegnante nelle scuole del quartiere negli anni ’60-’70 e protagonista di una lunga stagione di lotte sociali, si è da tempo assunto l’onore-onere di una particolare forma di narrazione: la ricostruzione delle vicende storico-politiche e delle atmosfere culturali attraverso la vita di persone semplici, lavoratori, gente del popolo che in qualche modo abbiano incarnato le aspirazioni e le tribolazioni della propria epoca.  E’ in uscita il suo ultimo libro, intitolato ‘La maglia azzurra’, dedicato a Gino Scarpellini, un forte podista che si distinse nell’era ancora pionieristica dell’atletica, unendo all’attitudine sportiva un’indomabile combattività di ribelle e di antifascista. Attraverso la sua figura prende forma anche la vita di un intero quartiere, quello cresciuto lungo il primo tratto ‘fuori le mura’ della vecchia Pisana, in rioni come il Pignone, Monticelli e Soffiano, ai piedi di Monte Oliveto e di Villa Strozzi. 

Pubblichiamo l’introduzione dell’autore

 

Come spesso mi capita, le storie mi cercano e questo è successo anche quando Sergio Scarpellini mi disse che la storia di suo padre Gino, mi sarebbe interessata. Aveva letto su ‘Informa Q.4’, il giornale del quartiere, le storie ‘ isolottiane’ che   raccontavo nella rubrica  ‘Una storia fatta di storie’. Quando Sergio mi raccontò che con la maglia azzurra, che aveva indossato a Parigi nel 1929 al Gran Premio delle Nazioni di Cross Country, Gino ci andava in fonderia, perché sotto la camicia, quella maglia di lana era quello che ci voleva per ripararlo dalle polmoniti, io mi innamorai subito di questa storia. E ancora di più quando mi disse che con quella maglia azzurra, che aveva lo scudetto sabaudo e il fascio littorio sul petto, lui all’ippodromo di Vincennes, si fece più di quattordici chilometri  passando attraverso gli insulti dei francesi contro l’Italia fascista. E lui era comunista.

Infatti io me lo ricordavo di averlo conosciuto dal 1971 quando mi iscrissi alla sezione del PCI dell’Isolotto. Lo Scarpellini era un vecchio compagno partigiano, amico di Gino Tagliaferri. L’ho riconosciuto dalle foto che Sergio mi ha messo a disposizione per fare questo libro, insieme a quelle di sua sorella Mirella.  In quelle foto Gino era più giovane, ma l’età non lo aveva cambiato di molto. E’ così che è partita questa storia.

Inizia laddove via Pisana si incontra con via di Soffiano, di fronte al ‘conventino’ delle suore di Monticelli e davanti alla ‘portaccia’ del parco di villa Strozzi. Continua passando attraverso al parco e al velodromo delle Cascine, fino alla pista dell’ASSI Giglio Rosso. Parla della Firenze fascista, del marchese Ridolfi e della Firenze antifascista e partigiana dell’Oltrarno, fino ad incontrare la Firenze operaia della Pignone, della Fonderia delle Cure e della Galileo. Sono gli anni ’50, quelli delle lotte che i fiorentini sostennero a fianco degli operai, insieme a Mario Fabiani e Giorgio La Pira, i grandi sindaci di allora.

Sulle tracce di Gino Scarpellini ho vissuto ancora una volta la storia di questa città, dentro e fuori le mura. La città che Romano Bilenchi e Vasco Pratolini ci hanno insegnato ad amare, con lo stile delle ‘cronache’. Infatti le narrazioni che abitano questa città, fino dai tempi del Tumulto dei Ciompi, si chiamano così.

In questo viaggio ci accompagnano le foto della famiglia Scarpellini insieme a quelle di Red Giorgetti, grande fotoreporter fiorentino, e di Angelo Uleri, appassionato ‘ragazzo di Monticelli’. Foto che a volte meglio delle parole ci fanno rivivere la nostra storia, quella che ci viene dai nostri padri.


Franco Quercioli