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Percorso: Home > Articoli per newsletters > Quartiere4 > Primo piano > LA VECCHIAIA DELLE DONNE, ANDARE OLTRE L'ASSISTENZA
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Il 7 marzo il Consiglio di Quartiere 4, BiblioteCaNova Isolotto, le associazioni ‘Il Giardino dei Ciliegi’ e ‘Il Bosco di Betulle’, la Residenza ‘Il Giglio’  hanno promosso un pomeriggio di riflessione e convivialità  in ricordo di Mila Spini, protagonista fiorentina dell’impegno civile, politico e culturale per la liberazione delle donne (con una speciale propensione per il nostro quartiere dove ha vissuto gli ultimi decenni della sua vita e dove ha creato e curato in prima persona progetti editoriali, giornalistici e radiofonici).
Mila era una donna forte e fiera che per tutta la sua vita ha difeso orgogliosamente la propria sfera di autonomia dalle spire, per lei insopportabili, dell’assistenzialismo e del paternalismo. Eppure, nella fase estrema della sua lunghissima vita, ha dovuto necessariamente fare i conti con i servizi istituzionali e con le residenze socio-sanitarie, senza per questo cessare di far valere le sue prerogative e la sua personalità.
Tante energie ha dedicato Mila alla vecchiaia delle donne, guardando con attenzione a certe esperienze storiche del Nord-Europa (come il bèguinage) fortemente improntate all’autogestione e alla solidarietà di genere, immaginando forme di condivisione comunitaria dove vi fossero dei servizi in comune e dove venissero comunque salvaguardati degli spazi di inviolabile intimità. Chiunque abbia dimestichezza con le case di riposo e con le residenze per anziani non può non aver notato come il gruppo delle donne manifesti sempre una maggior forma di vitalità e di curiosità attiva, che spesso sfocia in forme di animazione e in sferzate di energia per la quotidianità di queste strutture. E dunque, perché non provare a dare una diversa impostazione e una nuova prospettiva a questo patrimonio prezioso di competenze e di talenti? Perché non pensare che proprio da una loro ’de-istituzionalizzazione’ (che non vuol dire assolutamente abbandono dell’impegno pubblico ma solo lo spostamento di ottica e di collocazione delle risorse) provenga un contributo determinante al superamento delle ghettizzazioni sociali e delle incomunicabilità intergenerazionali?
Il 7 marzo si è cominciato a parlarne, evidenziando le diverse esigenze,  valutando le  esperienze in corso, confrontandosi a tutto tondo con i rappresentanti delle istituzioni.    
Un contributo fondamentale in questo senso è venuto dall’intervento di Lidia Menapace (straordinaria figura di femminista, partigiana, esponente della cultura della pace e dei movimenti antimilitaristi) che di Mila Spini è stata a lungo amica e compagna di lotta. Lidia ha in particolare denunciato gli effetti devastanti della demolizione del welfare, evidenziando quanto sia improponibile e socialmente autolesionistico trattare il lavoro di cura come una merce. Applicare in questo campo criteri e modalità di gestione di tipo capitalistico equivale a ridurre la vecchiaia ad una sorta di condizione standardizzata dove non c’è spazio per la dimensione autonoma della persona né per una sfera propria di creatività e di libertà. Rimane solo la burocratica freddezza delle procedure, delle statistiche e dei costi, materia buona per programmare dei business ma non certo per valorizzare l’ultima parte della nostra vita. 
Lidia Menapace ha anche posto l’accento su un altro ‘scandalo’ delle donne, mai digerito e accettato dalla società patriarcale: la loro attitudine a produrre ‘teoria’ e ‘progetto politico’. Proprio la piena riappropriazione di questa ‘sfera negata’ può rappresentare un’autentica svolta per la riforma della politica e per il superamento delle semplificazioni populistiche e delle scorciatoie militariste di chiaro stampo ‘machista’, come anche Mila ebbe  modo di scrivere a proposito degli scenari del mondo post-11 settembre. 

Lidia Menapace durante l'incontro a BiblioteCaNova