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Percorso: Home > Articoli per newsletters > Firenze, promozione e sviluppo > Promozione Turistica > NUOVO UFFICIO INFORMAZIONI TURISTICHE "QUICK INFOPOINT"
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Presentazione

L’Amministrazione Comunale è impegnata nel progetto per la riqualificazione del centro storico iniziato con la pedonalizzazione di piazza Duomo, cuore della città e centro vitale dell’accoglienza turistica. In questa prospettiva si inserisce la prossima riapertura del Palazzetto del Bigallo, situato all’angolo tra via de’ Calzaiuoli e Piazza Duomo.

I locali del Palazzetto situati a piano terra, nonché la famosa loggia, di proprietà dell’ASP Firenze Montedomini, sono stati presi in concessione dal Comune di Firenze che ha deciso di allestire un punto di informazione turistica al suo interno e di riaprire al pubblico le sale del museo.

L’obiettivo è duplice: da un lato valorizzare un luogo culturalmente e storicamente ricco di significati ed impreziosito dalle opere esposte nel museo, dall’altro cogliere l’opportunità offerta dalla collocazione urbanistica del Bigallo, un punto quanto mai strategico per lo sviluppo di iniziative di interesse turistico, economico e culturale.

L’Ufficio di Informazioni Turistiche presso il Bigallo, che andrà a sostituire l’attuale ufficio di informazioni turistiche situato in prossimità di piazza Santa Croce, si delinea come un “Quick InfoPoint”, uno sportello informativo gestito da operatori professionalmente qualificati che forniranno ai visitatori informazioni sulla città, sui servizi, eventi, appuntamenti culturali, con l’utilizzo di supporti digitali in rete. E’ infatti previsto presso l'InfoPoint Bigallo la distribuzione della sola mappa di Firenze ed in seguito la vendita della Firenze Card. Depliant e altri materiali pubblicitari ed informativi potranno essere ritirati presso altri uffici di informazione turistica della città.
Una sorta di nuova tipologia di infopoint, che si inserisce in un quadro più ampio di riorganizzazione dell’informazione turistica nella città che vede impegnati il Comune e la Provincia di Firenze.

L’apertura del “Quick InfoPoint” è prevista entro l’estate ed in tempi brevi sarà visitabile anche il museo che entrerà in seguito nel circuito della Firenze Card.

IL BIGALLO, UN PO’ DI STORIA...

Il nome del Bigallo risale alla Compagnia Maggiore di Santa Maria del Bigallo, a cui era affidata la cura dell'Ospedale per pellegrini e viandanti a Santa Maria a Fonteviva, detta appunto del Bigallo.
Nato come Ospitale, accoglieva orfani e viandanti, insieme agli altri circa 30 luoghi dell’ospitalità nella Firenze nel 1300/1400.
Il palazzetto e loggia, opera del Maestro Alberto Arnoldi insieme a Francesco Talenti, furono costruiti per la Compagnia di Santa Maria della Misericordia fra il 1352 e il 1358, dove un tempo esisteva una casa-torre degli Adimari distrutta dopo la cacciata dalla città della famiglia per via del suo credo guelfo (1248). La nuova loggia, sebbene edificata in pieno periodo gotico, si dice abbia ispirato il Brunelleschi nella realizzazione dello Spedale degli Innocenti e quindi nell'ideazione dei dettami dello stile rinascimentale.
Il palazzetto dapprima sede della Compagnia della Misericordia, fu successivamente anche residenza della Compagnia del Bigallo (1425) a seguito della fusione delle due istituzioni fino al 1489, quando la Misericordia si trasferì.
La loggia, con le case vicine annesse, ospitava al pian terreno un oratorio, mentre la parte superiore era destinata a ricovero per i trovatelli.L'affresco staccato di Niccolò Gerini, oggi conservato nel Museo del Bigallo, mostra proprio i capitani della compagnia che si prendono cura degli orfanelli, affidandoli alle cure di donne stipendiate per accudirli.

                                                                                 

   

    Niccolò Gerini(1386)
    I fratelli del Bigallo affidano gli orfani
    alle   madri adottive.

 

 

 

 

 

 

 


Fin dal 1358 le arcate della loggia vennero chiuse da eleganti graticole in ferro, mentre l'oratorio veniva decorato da affreschi di Nardo di Cione (oggi in parte perduti, staccati e conservati su una parete diversa da quella originale) e dalle sculture di Alberto Arnoldi, come la grande Madonna con bambino e i due Angeli reggi candela, oggi incorniciati in un altare ligneo con nicchie dorate. Coeve sono anche le sculture nelle nicchie della facciata, sempre dell'Arnoldi, tra le quali la Madonna con bambino nella ghiera della porta di ingresso, con il gesto familiare del Bambino che cerca il seno della madre.
Dopo la fusione con la Compagnia del Bigallo (1445) arrivarono nuove opere artistiche, come le sculture nelle nicchie, la tavola bifronte della sala dei Capitani e altro. Dopo un incendio nel 1442 il piano superiore della loggia venne ricostruito: a quest'epoca risalgono le eleganti bifore e i due affreschi sulla facciata (1444 circa) ancora presenti restaurati nell'Ottocento dal pittore Gaetano Bianchi.
Nel 1525, un secolo dopo la loro unione, le due compagnie si divisero.
La Misericordia traslocò nelle vicinanze, prima nella chiesa di San Cristoforo degli Adimari (distrutta) poi nella sede attuale dirimpetto alla Loggia, che da allora divenne solo del Bigallo.
Nel 1698 si tolsero le graticole di ferro trecentesche dalle arcate, che furono murate per aumentare lo spazio a disposizione dell'ospedale.
Nel 1777 venne rifatta la facciata delle case della compagnia attigue alla loggia, operazione che comportò lo stacco degli affreschi di Niccolò Gerini e di Ambrogio di Baldese, purtroppo non senza subire gravi perdite, documentate da un acquerello dipinto poco prima della ristrutturazione.
Nel 1865, epoca di sventramenti per Firenze Capitale, la loggia venne risparmiata da trasformazioni arbitrarie, ma venne riportata alle sembianze originarie.

IL MUSEO DEL BIGALLO... IN BREVE

Questo piccolo museo, che si articola in 3 sale a piano terra, racchiude preziose e mirabili opere del XIV secolo, tra cui "La Madonna della Misericordia" del 1342, la prima “rappresentazione” di Firenze, protetta dal manto della Vergine.
Le opere esposte, tutte un tempo di proprietà della compagnia e pervenute sia per commissione diretta sia per donazione, furono disperse con il tempo, ma la piccola raccolta fu ricomposta nel 1904 e riordinata nel 1976.
L'esposizione si articola in tre sale.
Nella prima, confinante con la loggia, si trova un interessante Crocifisso del cosiddetto Maestro del Bigallo (1235-1255 circa), oggi collocato al centro di affreschi staccati dalla parete dell'altare, opera della bottega di Nardo di Cione.
Attribuita al Maestro della Maddalena Johnson (cerchia di Lorenzo di Credi) è il tondo con la Madonna con Bambino, San Giovannino e due angeli (1490 circa), posto vicino ad un altro tondo di Jacopo del Sellaio con Madonna con Bambino, due angeli, San Pietro Martire e Tobia (1480 circa). Il grande altare sulla parete di fondo era l'altare dell'antico oratorio: vi si trovano le tre grandi sculture di Alberto Arnoldi (Madonna col Bambino, post 1351, e due angeli reggi candelabro), incorniciati da un tabernacolo dorato e intagliato con tre nicchie e gli stemmi del Bigallo e della Misericordia uniti, opera di Noferi di Antonio Noferi (prima metà del XVI secolo), dove nella predella sono conservate tre pitture su tavola di Ridolfo del Ghirlandaio (La morte di San Pietro martire, La Madonna della Misericordia tra la Natività e la Fuga in Egitto e Tobia e Tobiolo sotterrano un morto davanti al Bigallo, 1515). Attribuita a Alberto Arnoldi è anche la più piccola Madonna col Bambino sulla parete verso nord. 

Nella piccola sala successiva sono da segnalare due opere di grande pregio della pittura gotica e tardogotica: il Trittico portatile di Bernardo Daddi (Madonna con Bambino e santi, Natività, Crocifissione, San Nicola salva Adeodato e San Nicola rende Adeodato ai genitori, 1333) e la Madonna dell'Umiltà con due angeli di Domenico di Michelino.
Nell'ultima sala spicca il grande affresco della Madonna della Misericordia.    

                                                          

 

“La Madonna della Misericordia”, affresco attribuito alla
scuola di Bernardo Daddi (1312 1348),
sotto, il particolare
che raffigura la prima rappresentazione di Firenze del trecento

  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 La complessa opera, attribuita alla cerchia di Bernardo Daddi, contiene la fondamentale testimonianza dell'aspetto della città nei primi del 1300, ai piedi della Vergine. Si tratta della prima documentazione pittorica esistente della città di Firenze. La figura della donna è forse da interpretare come una figura allegorica per via della mitria vescovile (forse la Sacerdotessa justitiae). 
Questa figura è pregata da due schiere di piccole figure ai due lati e undici tondi si aprono sul suo mantello e rappresentano le Opere di Misericordia; le parole scritte attorno alla donna (visito, poto, cibo, redimo, tego, colligo e condo) si riferiscono alle azioni che la Compagnia compie in città a suo nome, cioè vestire chi è in bisogno, dare da mangiare e da bere, riscattare i prigionieri, offrire un tetto a chi lo necessita.
Sono esposti qui anche gli affreschi staccati dalla vecchia facciata dello Spedale di Niccolò Gerini e Ambrogio di Baldese (1386), una Madonna con Bambino della scuola di Botticelli e una tavola cuspidata bifronte della cerchia dell'Orcagna o dei suoi fratelli.
Più tarde sono le due tele di Carlo Portelli con La Carità e la Madonna Assunta in gloria con due orfanelli (1570 circa).
Tra le sculture si segnala lo stemma degli Altoviti tra due cherubini attribuito a Desiderio da Settignano (1463 circa).
Sono inoltre esposte opere in ceramica e terracotta, antichi libri d'archivio e arredi delle due confraternite.