Ufficio stampa - Palazzo Vecchio - P.za Signoria, 1 - 50122 Firenze - Tel. 055 27681 - Fax 055 276 8282 - Email: ufficiostampa@comune.fi.it

Scorciatoie - Navigazione del Documento

Scorciatoie - Funzionalità

Percorso: Home > Articoli per newsletters > Firenze, promozione e sviluppo > Promozione Economica > RAPPORTO IRPET UNIONCAMERE TOSCANA 2011 - LA SITUAZIONE ECONOMICA DELLA TOSCANA
testo piccolotesto mediotesto grandeStampa la pagina RSS Twitter Facebook

Rapporto IRPET 2011 - La situazione economica della Toscana

Martedì 7 giugno 2011, presso la sede dell'Irpet, è stato presentato l'annuale Rapporto sulla situazione economica Toscana alla presenza del Presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi e del Consiglio Regionale Toscano, Alberto Monaci, introdotto dalle relazioni di Riccardo Perugi, dell’Ufficio studi dell’Unioncamere Toscana, sul tema “imprese e settori dell’economia toscana” e di Renato Paniccia dell’Irpet sul consuntivo 2010 e le previsioni per il biennio 2011-2013.
Il quadro economico toscano è stato poi riassunto nell’intervento del Direttore dell’Irpet, Stefano Casini Benvenuti che ne ha messo in evidenza gli aspetti fondamentali.
La produzione che, per la nostra Regione, ha mostrato all’interno del ciclo economico una reattività minore in conseguenza della “deindustrializzazione precoce” e della ridotta apertura verso l’estero che ha però permesso di attenuare le conseguenze derivanti dalla crisi, ma per gli stessi motivi di agganciare la ripresa con una maggiore lentezza: la crescita media del PIL a prezzi costanti è stata infatti pari a +0,9% per la Toscana, contro +1,3% dell’Italia. La ripresa, infatti, anche per la nostra Regione, è stata trainata soprattutto dall'export, particolarmente verso i paesi BRICs e in misura minore verso i paesi dell'area euro (+8,6% complessivamente, 2010/2009), nonché verso altre regioni italiani (+2,1%, 2010/2009), in particolar modo quelle del nord est e del nord ovest, mentre la domanda interna (circa +1%) ha avuto un’incidenza abbastanza ridotta su di essa, con una forte prevalenza del settore manifatturiero e dei servizi di fascia tecnologica medio alta e della domanda turistica.
Le dinamiche imprenditoriali, in particolar modo le asimmetrie nelle risposte delle imprese alla crisi e alla successiva ripresa sono l’altro elemento di novità. Le due fasi hanno infatti colpito il sistema economico in modo molto differenziato sia a livello settoriale che interno ad ogni singolo settore, con evidenti asimmetrie a livello di mercato, di dimensione dell’impresa, di contenuto tecnologico e di territorio. Questa eterogeneità di risposte è divenuta, dunque, un carattere costitutivo sia della fase della crisi che di quella della ripresa, in cui non è affatto facile trovare un tratto saliente e sintetico che accomuni i comportamenti delle imprese. Ciò che, comunque sembra accumunare le imprese nei loro successi, nella fase della ripresa, è l’incorporare al proprio interno elevati livelli di know-how che gli hanno consentito di penetrare efficacemente i mercati; si tratta soprattutto di imprese che operano in settori innovativi, in cui è stato possibile ottenere significativi recuperi di competitività grazie all’incremento della produttività (+10% circa) che tuttavia, come espresso dallo stesso Presidente della Regione Toscana deve far riflettere, soprattutto se unito all'altro dato emerso dal Rapporto della più che sensibile diminuzione dell'occupazione (-5% circa) e dell'incremento del numero di persone che non sono occupate, o che non cercano lavoro, ovvero non sono inserite in alcun processo di formazione e che sono all'incirca 12.000 unità, in età compresa fra i 15 e 29 anni, cioè il 15,5% della stessa popolazione giovanile. Il problema dell’occupazione, dunque, resta la questione cruciale anche per la nostra Regione; tuttavia, non riguarda tutta l’occupazione, bensì principalmente due segmenti: quello delle persone in età avanzata che perdono lavoro e quello dei giovani,  per i quali la crescita asimmetrica cui si faceva cenno sopra non è sembrata sufficiente a porvi rimedio. Dunque, il problema principale è proprio quello di stimolare una crescita competitiva che riesca a mettere in moto anche l’occupazione.  Ma nella situazione economica generale del Paese, in cui s’impongono manovre finanziarie di entità elevate (per la nostra Regione circa 2,5 – 2,8 miliardi di euro) per ridurre il debito pubblico, vi sono due possibilità: la riduzione della spesa corrente e/o quella per investimenti (cioè si decide di incidere sul presente o sul futuro?), dal momento che la riforma del fisco è fortemente auspsicata. Allo stesso tempo, però, va detto che il rilancio della competitività del nostro sistema non può prescindere da significativi investimenti sulle infrastrutture, cosicché la via quasi obbligata delle future manovre finanziarie sembrerebbe essere costituita più da tagli alla spesa corrente che agli investimenti, anche se in un giusto equilibrio che non crei disuguaglianze sociali deleterie per l'intero sistema.